Ryan Holiday: “Tu non pensavi ch’io stoico fossi”. Buoni propositi per il 2020

A una certa età non si dovrebbe più credere al motto “anno nuovo, vita nuova!”. Soprattutto, se abbiamo alle spalle una notevole serie di tentativi (quasi uno per ogni anno passato, a cominciare dall’età della ragione) atti a sviluppare abitudini o comportamenti migliori; tentativi, quasi sempre falliti, uno dietro l’altro, tragicamente, di fronte alla dura realtà dei fatti.

Insomma, più il tempo passa e più la fede nei confronti di un possibile cambiamento (in meglio) che riguardi noi stessi e la nostra vita vacilla. Anche se, psicologicamente, l’anno nuovo che sta arrivando stimola (anche per il bel numero rotondo, 2020, che porta in dote) qualche resipiscenza in tal senso. Insomma, bisogna riconoscere che resta forte la tentazione di illuderci che, forse, questa volta potrebbe essere quella buona, che quei progetti che rimandiamo da sempre potrebbero realizzarsi davvero nel 2020.

Non stiamo qui a indagare quanto di superstizioso e irrazionale ci sia in questa affermazione e teniamo invece conto di alcuni suggerimenti pratici che ci arrivano da un nostro amico texano, Ryan Holiday, che scrive libri (qualcuno l’abbiamo anche presentato su questo blog) e questo è il tema del suo ultimo lavoro “Stillness is the key“, cioè “La chiave di tutto è la calma”.

In un mondo sempre più frenetico, ci sembra un consiglio più che accettabile. D’altra parte, l’invito alla calma si trova, con differenze minime, in ciascuna delle molte scuole o religioni filosofiche esistenti che Ryan ha esaminato nella sua ricerca sincretica.

I buddisti lo chiamano upekkha
i musulmani aslama
gli ebrei hishtavut
gli indù samatvam
 gli antichi greci eutimia
gli epicurei ataraxia
i cristiani equanimità

In cosa consiste questo atteggiamento a cui ci invita il giovane filosofo americano? Significa agire senza frenesia, ascoltare solo ciò che deve essere ascoltato, mantenendo la calma – esterna e interna – sotto controllo.

La calma è immobilità, è quel momento di quiete in cui l’ispirazione può facilmente catturarti. È la capacità di fare un passo indietro e riflettere. Consentire ai sentimenti di gratitudine e felicità di prevalere. Come disse lo stesso Seneca: “Sei in pace con te stesso quando nessun rumore arriva alle tue orecchie, nessuna parola ti distrae, che si tratti di adulazione o minaccia …”

La logica del ragionamento di Holiday è semplice: “Quando praticamente tutto il mondo antico concorda con questo principio, solo uno sciocco si rifiuterebbe di ascoltare il messaggio“.

Il motto degli Stoici. Memento mori (ricordati che devi morire)

Può essere utile sapere che Ryan si proclama stoico e ha anche creato un gruppo di persone che praticano questa dottrina. (Qualcuno dei miei Lettori avrà notato l’ironica parafrasi dantesca del titolo, Canto XXVII Inferno). Holiday si rifà alle idee di Epitteto che affermava che non sono le cose che ci disturbano, ma il giudizio che diamo su di esse. Dobbiamo quindi controllare le nostre reazioni alle cose che accadono nel mondo, senza dimenticare che i giudizi che formuliamo di fronte a qualsiasi evento rimangono giudizi che abbiamo espresso nella nostra visione della realtà ma non hanno nulla a che fare con le cose che sono realmente successe.

Il filosofo Nassim Taleb ha dato una bella definizione di stoico moderno, che riportiamo qui di seguito e che ci sentiamo di fare nostra:

“… una persona che trasforma la paura in prudenza, il dolore in informazione, gli errori in nuovi inizi e il desiderio in iniziativa”.

Insomma, come non dirsi stoici? Per saperne di più, consigliamo il sito web di Ryan Holiday.

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