Racconta una storia in cui hai fatto una figura di m…, dopo sarai più creativo

Il titolo può sembrare esagerato o, peggio, assurdo, ma, secondo una nuova ricerca della Kellogg School, quando, prima di un brainstorming, riusciamo a confessare pubblicamente alcuni episodi in cui abbiamo fatto la classica figura di m… (Make a total ass of oneself), poi diventiamo più creativi e riusciamo a trovare soluzioni innovative.

Esempi di figuracce

  • Accorgersi, dopo essere intervenuti in pubblico, di avere un pezzo di insalata fra i denti
  • O di non avere adeguatamente chiuso la “patta” dei pantaloni
  • Parlando, continuare a sbagliare il cognome di un cliente importante
  • Essere distratti dal cellulare quando ci viene data la parola
  • Confondere una persona con un’altra, e capirlo solo dopo una lunga chiacchierata, ecc.

Senza rifletterci molto, di primo acchito, riconosciamo che l’idea può avere qualcosa di valido. Perché quando siamo in grado (o abbiamo il coraggio) di mettere in discussione o, addirittura, alla berlina davanti agli altri il nostro ego, poi ci sentiamo più liberi, meno condizionati dal dover proteggere le apparenze (autocensura), difendere la nostra dignità o presunta superiorità.

L’esperimento in corpore vili, come si suole dire, è stato effettuato dalla professoressa Leigh Thompson, che si occupa di management e organizzazione presso la Kellogg School ed è autrice del libro “Creative Conspiracy: The New Rules of Breakthrough Collaboration”, un’esperta che ha fatto un esperimento serio, mettendo a confronto due gruppi di persone, prima di iniziare una sessione di brainstorming.

Leigh Thompson

E’ bene chiarire che le sessioni di brainstorming partono dal presupposto fondamentale che le persone siano libere di esprimere qualsiasi idea, senza dover temere giudizi o valutazioni di alcun tipo.

Ai primi, quindi, è stato fatto raccontare un episodio che li ha resi orgogliosi e ai secondi, al contrario, è stato richiesto di descrivere l’episodio più imbarazzante del quale sono stati protagonisti. Ebbene, i secondi alla fine sono stati in grado di sfornare un numero maggiore di idee innovative. Si stima un 15% in più. Risultato positivo se si pensa, come dice ancora la Thompson, che nell’ambito della creatività quel che conta è produrre una grande quantità di idee nuove sulle quali poi poter lavorare.

Perché raccontare le nostre storie più imbarazzanti può favorire la creazione di idee nuove? Non è ancora chiaro come ciò funzioni. Si ipotizza che poter volontariamente raccontare situazioni imbarazzanti di cui si è stati protagonisti liberi la persona da imbarazzi futuri e, di conseguenza, migliori le sue prestazioni.

Da non sottovalutare anche la simpatia che si crea negli altri che stanno ad ascoltare coloro che confessano pubblicamente le proprie gaffe o ammettono i propri difetti; si crea un clima di maggiore fiducia, favorendo la reciproca complicità e liberando più facilmente il pensiero progettuale generale, senza paura di sottostare a critiche o derisioni.

Ci sono, però, alcune regole “ferree” che la Thompson stabilisce perché questo sistema ottenga gli effetti sperati. Bisogna raccontare le proprie storie di imbarazzo all’inizio della sessione di brainstorming. Come sappiamo le storie (soprattutto quelle che hanno un risvolto ridicolo) piacciono e la gente ama ascoltarle con partecipazione. Però, devono essere autentiche e recenti (lo stratagemma di dire questo mi è capitato tanto tempo fa, ora sono una persona diversa non avrebbe lo stesso effetto).

Insomma, si tratta di un esercizio di umiltà, che fa bene a tutti perché ridimensiona atteggiamenti di superbia o eccessivo orgoglio. Non dimentichiamo una famosa frase di Blaise Pascal, il grande filosofo e matematico:

Se desideri che la gente pensi bene di te, allora non pensare bene di te stesso…

Una chiosa finale doverosa. E’ chiaro che questo esercizio non si adatta a ogni situazione ma esclusivamente come prologo a una sessione di brainstorming, ricordando comunque che le persone che vi partecipano vanno scelte con cura (quelli troppo permalosi è difficile che stiano al gioco…). Quando le riunioni hanno altri fini, come ad esempio la stesura di un rapporto finanziario o l’esame di alcune situazioni critiche, sarebbe assurdo (e controproducente) farle precedere dal racconto di storie imbarazzanti.

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