Per i clienti: privacy e libero arbitrio a rischio?

L’economia globale si attende dai big data, dal machine learning e dall’IA un eccezionale impulso. McKinsey Global Research stima che esso possa arrivare entro il 2030 ai 13 trilioni di dollari. Un mare di denaro.

Ma non ci saranno solo ritorni economici per l’umanità. Si auspica che queste innovazioni tecnologiche possano contribuire ad un mondo più sicuro (riducendo al minimo l’errore umano), offrendo alle persone una migliore qualità della vita (diminuendo il tempo oggi dedicato, ad esempio, alla guida o allo shopping). L’automazione diffusa, pur diminuendo il numero di posti di lavoro per certe attività, è destinata a crearne di nuovi.

Ma non tutti sono d’accordo. E alcuni nutrono diverse perplessità circa l’invadenza dei mezzi tecnologici su due aspetti in particolare: la privacy dei clienti e la loro autonomia decisionale.

La riservatezza dei dati sensibili dei clienti, infatti, sembra a rischio, dal momento che l’Intelligenza Artificiale funziona proprio sulla più ampia disponibilità di informazioni private che si riescono a raccogliere, e sul loro possibile utilizzo.

D’altra parte, la tecnologia minaccia, grazie ai potenti algoritmi predittivi che sono in grado di conoscere gli interessi e la psicologia d’acquisto dei clienti, anche il loro senso di autonomia e di libero arbitrio e la convinzione, che può diventare illusoria, di poter decidere liberamente la propria vita.

Per fortuna, le persone sembra che non vogliano rinunciare tanto facilmente al libero arbitrio.

Uno studio recente ha scoperto che quando i clienti credono che le loro scelte future possano essere in qualche modo previste in base alle loro scelte passate, cercano di ingannare l’algoritmo, e si orientano verso le opzioni meno preferite.

Una sorta di dispetto, dal momento che rinunciano volutamente a ciò che in realtà rientrerebbe nelle loro preferenze, per scegliere in modo imprevedibile, perché ritengono molto più importante non rinunciare al proprio diritto di essere autonomi.

La ribellione alla tecnologia inizia da qui. Anche con un sacrificio personale. Le aziende forse dovrebbero tenerne conto. D’altra parte la relazione conflittuale tra qualsiasi imposizione (anche quella che discende dalle nostre stesse abitudini e caratteristiche di acquisto) e il libero arbitrio non è nuova.

Nel romanzo di Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, l’alienato protagonista del romanzo sosteneva che, persino in una società utopica, gli umani si sarebbero ribellati solo per il gusto di dimostrare “che gli uomini sono ancora uomini e non le chiavi di un pianoforte“.

E il romanzo, infatti, continua. “E poi non basta: perfino nel caso in cui egli risultasse effettivamente un tasto di pianoforte, se anche glielo dimostrassero con le scienze naturali e la matematica, neanche allora metterebbe giudizio, ma farebbe qualcosa per puro spirito di contraddizione, unicamente per ingratitudine; appunto per far di testa sua”.

Che dire? Speriamo che sia così…

L’articolo da cui abbiamo preso spunto lo potete leggere qui.

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