Pratica l’autenticità quando parli con gli altri

Carl R. Rogers

Sii autentico! Ecco un’espressione che è un vero e proprio paradosso. Come si fa ad obbligare qualcuno ad essere autentico? O lo è o non lo è. Anche lo psicologo statunitense Carl Ramson Rogers, autore del bestseller (1980) “A way of being”, è convinto che essere autentici è tutt’altro che facile. Eppure qualche volta, raramente, capita e ce ne accorgiamo, soprattutto quando ci confrontiamo con una persona che si dimostra altrettanto autentica. Scatta qualcosa di incredibile che dà significato alla nostra esistenza. E spesso questo incontro si trasforma in amicizia…

Come favorire questo atteggiamento di autenticità? Bisogna, anzitutto, accettarsi. Essere convinti che non siamo persone perfette. Dobbiamo riconoscere e accettare che abbiamo i nostri limiti di resistenza e di tolleranza. Ad esempio, se siamo portati a manipolare l’altro, a imporre le nostre idee in modo aggressivo, occorre esternare il più possibile tale atteggiamento, renderlo palese non occultarlo, né bisogna avere timore di esprimere altre espressioni altrettanto spiacevoli come la noia o, addirittura, il rifiuto, lasciando che vengano alla luce allo stesso modo di espressioni di cordialità, interesse, gentilezza, accettazione.

Potrebbe sembrare, a tutta prima, un comportamento assurdo o controproducente ma è invece il sistema più efficace perché consente alla relazione con l’altra persona di svilupparsi, modificarsi, essere davvero autentica.

Quando si abbassano le barriere dietro le quali ipocritamente nascondiamo i nostri più subdoli e ambigui sistemi di comunicazione, l’altro può davvero vederci per quello che siamo.

Solo così, grazie a questo modo di sentirsi e di porsi, è possibile reagire alle affermazioni dell’altra persona con uno sforzo di comprensione, anziché con un giudizio di valutazione, come verrebbe istintivo fare.

Questo sforzo di comprensione permette di capire esattamente l’altra persona, qual è la sua visione della vita, quali sono i suoi valori. Contemporaneamente, però, apre la porta alla possibilità di subire noi stessi una trasformazione, di venire cambiati, accogliendo altre idee e prospettive.

Questo è anche il motivo per cui gli incontri reali di questo tipo, in cui vengono condivise tra due persone una accettazione profonda o una certa unità di intenti, contengono anche non pochi elementi di timore che portano a sentire come minaccioso il momento che si sta sperimentando. Ricordiamoci che ogni cambiamento lo viviamo con difficoltà e paura!

Rogers sosteneva che per lui “le relazioni interpersonali erano utili se avevano un loro ritmo preciso, composto di tre movimenti: apertura, espressione, e quindi assimilazione; flusso, cambiamento, e quindi quiete provvisoria; rischio e angoscia, e quindi sicurezza temporanea”.

Alla fine, quindi impostare un dialogo autentico con un’altra persona, significa avere anche un po’ di coraggio ma anche molto spirito di esplorazione e il gusto per il rischio. C’è una sua affermazione che ci sembra esprimere meglio di ogni altra questa sensazione. La riportiamo di seguito:

Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca – ed una delle esperienze che meglio promuovono la crescita dell’altra persona – sorge dall’apprezzare un individuo nello stesso modo in cui si apprezza un tramonto. Le persone sono altrettanto meravigliose quanto i tramonti se io li lascio essere ciò che sono. In realtà, la ragione per cui forse possiamo veramente apprezzare un tramonto è che non possiamo controllarlo”.

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