Neuromanagement: intervista a Eleonora Saladino

Eleonora Saladino è una Psicologa Positiva Organizzativa, esperta di Neuromanagement. Divulgatrice, well-being ambassador ed esperta di relazioni professionali. Di recente, ha pubblicato presso la Franco Angeli editore il saggio “Il DNA delle vendite”, che tra l’altro fornisce una conoscenza di base dei meccanismi mentali, emotivi e tattici che limitano o potenziano le decisioni d’acquisto. Eleonora Saladino sta tenendo la seconda edizione di un corso presso ADICO per il Manager del futuro in cui vengono trattati argomenti quali intelligenza emotiva, negoziazione, decision making, problem solving strategico.

E’, quindi, la persona adatta ad affrontare un tema che ci sta a cuore: la psicologia in azienda, non solo nell’ambito delle risorse umane. A questo proposito, le abbiamo rivolto alcune domande, chiedendole di soffermarsi anche sul concetto di founder’s mentality con uno sguardo al futuro su un argomento di cui si sentirà molto parlare, cioè la Psicologia Aumentata.

Sempre di più si parla dell’inserimento in azienda di professionisti con competenze psicologiche, non solo per lavorare nelle HR per esigenze di talent acquisition, come sarebbe logico attendersi, ma anche in altri settori come l’organizzazione e il marketing. Dal suo osservatorio, le risulta questa maggiore sensibilità delle aziende? Ce la potrebbe spiegare? Per i giovani che aspirano a svolgere questi compiti, esistono possibilità future di impiego?

Quello che appare evidente è che le aziende più illuminate, innovative e lungimiranti stanno realizzando che, in parallelo ad una forte attenzione allo sviluppo tecnologico e di processo, diviene sempre più importante la dimensione di benessere, soddisfazione e partecipazione del Capitale Umano.

Eleonora Saladino

Partendo da una prospettiva di welfare, oggi si parla sempre di più di benessere, empowerment ed engagement: risorse fondamentali per l’aumento di produttività e performance in un contesto volatile, incerto, complesso e ambiguo (V.U.C.A. world).

Al di là del prodotto o servizio che si propone è importante ricordarsi che, a livello psicologico, ciò che favorisce il successo nelle performance – e nelle negoziazioni – è quasi sempre la relazione personale che si instaura, una relazione che viene rafforzata da buone attitudini e abilità psicologiche.

Grazie al ruolo professionale che ho la fortuna di ricoprire, che spazia dall’alta formazione aziendale alla ricerca psicologica in ambito organizzativo, posso affermare che ci sono sempre più responsabili del personale e della formazione che comprendono il valore aggiunto di una formazione scientifica: sia psicologica che neuroscientifica.

Quando si parla di Neuromanagement per esempio, ci si riferisce al valore aggiunto che le neuroscienze e le sue applicazioni hanno nel mondo del business, e

i professionisti delle risorse umane che dimostrano interesse e apertura al funzionamento della mente umana in relazione ai processi di gestione del personale posseggono una risorsa in più nella competizione per il successo.

Ritengo che i giovani che desiderano lavorare nella gestione e nello sviluppo del Capitale Umano abbiano grandi opportunità con una formazione psicologica specifica, per ottenere abilità distintive che possano farli emergere tra i numerosi candidati.

Sappiamo che nelle aziende più attente e sensibili oggi il mindset considerato tra i più importanti per ogni ruolo è la cosiddetta founder’s mentality. Può spiegare che cosa si intende con questa definizione?

Chris Zook e James Allen sono soci di un’importante società di consulenza americana, negli anni hanno condotto diverse interessanti ricerche in ambito organizzativo. The Times elenca Zook come uno dei 50 migliori Business thinker con numerosi articoli e libri di business strategy, crescita, e sull’importanza della leadership economica.

La Founder’s Mentality nasce dall’osservazione dell’esistenza di pochissime aziende in grado di passare da successo a successo in modo sostenibile. I loro studi si basano su due statistiche: 1) solo una compagnia su 9 al mondo raggiunge una crescita sostenibile su un arco temporale di 10 anni sebbene tutte vi aspirino; 2) l’85% degli executive afferma che le principali barriere che li separano dal raggiungimento dei loro obiettivi di crescita sono dovute a elementi interni all’azienda, da loro controllabili e non dipendono da fattori esterni, dai concorrenti o dalla situazione di mercato. Tutto questo porta a quello che viene chiamato “il paradosso della crescita”:

la crescita crea complessità, e la complessità impedisce la crescita continua.

Tra le aziende che hanno dimostrato di eccellere sono stati identificati tre tratti caratteristici e distintivi:

Business insurgency: un senso di ribelle e indomabile urgenza per la propria missione per il proprio scopo. In svariate occasioni la fase iniziale di una start-up viene vissuta come una “lotta” vera e propria.

Front-line obsession: un senso di passione estrema per la customer experience e per ogni singolo elemento che la compone. Il padre fondatore di un’impresa di solito è stato il primo venditore e il primo sviluppatore, oppure entrambi.

Owner’s mindset: le piccole aziende posseggono un vantaggio competitivo unico: i collaboratori, ad ogni livello – si sentono e agiscono – prendendo decisioni e perseguendo i loro obiettivi, come se fossero loro stessi i proprietari.

La differenza tra chi possiede una mentalità da proprietario e chi no, può essere simile al confronto tra devoti genitori e nervosi babysitter.

In Italia abbiamo avuto diversi esempi di eccellenza di modelli aziendali di successo, longevi e lungimiranti. Il punto è che il crescere delle dimensioni, la pressione alla competitività e l’avvicendarsi di breve periodo in posizioni apicali delle aziende, rischia di minare il contesto organizzativo che può favorire questo tipo di mentalità.

Se ci focalizziamo sull’ottenere risultati crescenti continui su orizzonti temporali troppo brevi stiamo inibendo la crescita organica del capitale umano che richiede, impegno, attenzione e tempo.

Come tutte le relazioni umane.

Anche nelle HR il trend digital è ormai inevitabile. Come si può conciliare l’abilità di lettura dei comportamenti umani che possono fornire le competenze psicologiche con gli strumenti digitali sempre più raffinati?

Questa domanda è molto delicata e stimolante in questo periodo storico in cui sembra che la tecnologia – o il suo eccessivo e smodato utilizzo – allontani le persone vicine anziché avvicinare le persone lontane.

La tecnologia, come molto altro nella vita, è uno strumento, e come tale ha le sue caratteristiche che bisogna conoscere per farne un utilizzo utile, consapevole e funzionale. I professionisti delle risorse umane con buone competenze psicologiche hanno, in genere, una maggiore flessibilità nell’adattare il proprio registro comunicativo a seconda dello strumento digitale utilizzato.

Ricordiamoci che la modalità formativa a distanza, il cosiddetto e-learning per esempio, ha oggi una rilevanza significativa nell’ambito della formazione aziendale e organizzativa. I corsi online, i webinar, le chat, i forum, sono modalità comunicative considerate ordinarie.

Per onestà intellettuale trovo doveroso sottolineare che le competenze psicologiche richieste sono, e saranno, sempre in crescita: la lettura delle microespressioni facciali, la capacità di percepire un registro para-verbale e non verbale, l’abilità nell’analisi linguistica della comunicazione verbale sono considerate oggi delle abilità eccezionali e diventeranno sempre più importanti da ogni punto di vista nei contesti dove la comunicazione viene mediata dagli strumenti digitali che si muovono verso la maggiore integrazione e utilizzo di intelligenza artificiale, realtà aumentata e realtà virtuale.

In ambito formativo per esempio stiamo sperimentando una significativa accelerazione dei processi di change management ed empowerment rivolti ad un aumento delle performance individuali e di team grazie all’utilizzo della

Psicologia Aumentata che unisce l’efficacia di teorie e modelli di Psicologia Positiva all’impiego della realtà virtuale in contesti organizzativi.

Il mondo si evolve e noi possiamo scegliere di evolverci con esso.

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