Quando si diventa leader?

Sei un leader? Lo diventerai? Non è facile sapere se e quando possiamo dirci leader. Questo ruolo – anche se molti lo credono – non nasce da una semplice promozione, da un progresso nella carriera. E’ un requisito, una condizione che magari non trova una immediata conferma con l’attribuzione di un ruolo preciso di responsabilità.

E’ prima di tutto una sensazione. Il momento in cui ci accorgiamo che le persone che ci stanno intorno, e che lavorano con noi, tengono conto delle nostre osservazioni, richiedono i nostri consigli, sono contente di collaborare, si impegnano di più perché condividono le nostre speranze, i nostri obiettivi, i nostri traguardi.

Primo grave errore da evitare: troppo orgoglio

E’ un momento delicato. Il momento in cui il nostro amor proprio potrebbe farci brutti scherzi. Primo tra tutti, farci credere di essere più bravi degli altri, alimentare la nostra vanagloria, la nostra ambizione.

Invece, è il momento – delicatissimo – in cui si sta edificando la fiducia intorno a noi, cioè il cemento con cui si potrà costruire la nostra vera leadership. Qualsiasi atteggiamento egoistico e arrogante potrebbe rendere vana questa opportunità, ridimensionando drasticamente tutte le speranze che erano state riposte in noi.

Molto spesso si assiste al crollo della leadership proprio sul nascere. Chi osserva questi accadimenti dal di fuori è dolorosamente colpito, perché si rende conto che l’egoismo, ancora una volta ha preso il sopravvento, e tutti – proprio tutti – hanno perso un’occasione per migliorare il loro lavoro, la loro vita, non solo il leader “in pectore”.

Dalla fiducia al bisogno di migliorarsi

Il leader si accorge di esserlo quando gli altri gli dimostrano fiducia. Il vero leader si accorge di esserlo quando sente il privilegio del dono che gli hanno fatto (la fiducia), ma allo stesso tempo si sente gravato, non senza preoccupazione, da un forte senso di responsabilità, dal bisogno di non deludere chi gli ha dato fiducia, dal desiderio di mettersi a sua disposizione, al suo servizio – non è esagerato – per dimostrargli che non si è sbagliato, che è possibile raggiungere insieme quei traguardi che si sono immaginati.

Tra i tanti impegni del vero leader, allora, non può venire meno quello di cercare costantemente di migliorarsi, di diventare, appunto, una versione migliore di se stesso, un leader 2.0, 3.0, e via dicendo. E non bisogna farlo solo per se stessi, è ovvio, ma soprattutto per chi ci ha dato fiducia e si aspetta che non lo deludiamo.

Secondo grave errore: pensare di essere arrivato

Migliorare continuamente è faticoso ma alla fine paga. Molte persone ritengono di stare bene come stanno. Convinte che non sia necessario migliorare, evolversi in qualche modo. Credono di avere raggiunto un certo traguardo. Sanno di esserselo meritato e vogliono goderselo. Si rinchiudono nella loro zona di confort e, in molti casi, “tirano a campare”.

E’ umano ma non ha nulla a che vedere con il comportamento del vero leader che è sempre disposto a investire su di sé, in tempo e impegno, per rimanere costantemente aggiornato, attento alle innovazioni, disposto a superare i propri punti di debolezza, ecc. Questo perché sa benissimo che se si ferma, se si adagia sugli “allori”, rischia di perdere in breve tempo la fiducia che si è guadagnato.

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