Non soffochiamo i cento mondi dei bambini

Nell’articolo di una settimana fa abbiamo parlato di Benjamin Zender, direttore d’orchestra che ha scritto un libro insieme alla moglie Rosamund Stone. Quest’ultima, che si occupa di psicologia in ambito familiare, ha approfondito i temi del primo libro, realizzandone un secondo nel 2016 intitolato “Pathways to Possibility. Trasformare la nostra relazione con noi stessi, gli altri e il mondo”.

Perché è interessante questo lavoro? Perché ripercorre i temi che abbiamo già affrontato parlando dei nostri “critici interiori” (vedi precedenti articoli). In questo libro, Rosamund Stone Zander invita i lettori a gettare alle ortiche tutte le storie sbagliate che hanno accumulato durante l’infanzia e che impediscono di entrare nel regno della vera maturità, nel quale realizzare sé stessi, dove la crescita illimitata diventa possibile.

Queste storie sbagliate trasmesse da bambini bloccano i nostri pensieri e i nostri comportamenti e si trascinano fino all’età adulta. La mente, al contrario, è creativa, aperta e flessibile, “disposta a sviluppare nuovi pensieri e sentimenti senza la necessità di proteggersi“.

Considerazioni che riecheggiano la filosofia di un grande educatore italiano, forse un po’ dimenticato, Loris Malaguzzi, la cui filosofia educativa – che fonda le sue radici proprio sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo, che apprende e cresce nelle relazioni con gli altri – nata a Reggio Emilia diversi anni fa, è conosciuta e diffusa in tutto il mondo a cominciare dagli Stati Uniti.

Ecco cosa diceva Malaguzzi: “Il piacere dell’apprendere, del conoscere e del capire è una delle prime fondamentali sensazioni che ogni bambino si aspetta dall’esperienza che affronta da solo o con i coetanei e con gli adulti. Una sensazione decisiva che va rafforzata perché il piacere sopravviva anche quando la realtà dirà che l’apprendere, il conoscere, il capire possono costare difficoltà e fatica. È in questa sua capacità di sopravvivere che il piacere può sconfinare nella gioia”.

A questo proposito ci sembra calzante citare una sua famosa poesia che si intitola “Invece il cento c’è”.

Il bambino
è fatto di cento

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.

Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...