Comunicazione: attenti all’implicatura!

Chi vuole raggiungere un potere assoluto dovrà fare uso non della violenza, bensí della libertà dell’Altro”. Questo sostiene Byung-Chul Han, nel suo recente saggio, intitolato “Che cos’è il potere?”.

Anche se può apparire paradossale questa affermazione è altrettanto vera quando si parla di comunicazione. Ci riferiamo, in particolare, al meccanismo dell’implicatura, del quale frequentemente il linguaggio pubblicitario (ma anche quello politico) si avvale per fare arrivare messaggi che non dicono esplicitamente tutto quello che hanno da dire ma lo lasciano intendere.

Paul H. Grice

Quindi, in pratica fanno in modo che il destinatario tragga “liberamente” le conclusioni che il mittente vuole che egli tragga, senza che vi sia apparentemente alcuna forzatura. L’uso delle implicature nella comunicazione pubblicitaria è molto vantaggioso per diversi motivi, ma il principale è che sono molto persuasive e coinvolgenti in quanto inducono il destinatario a scoprire il messaggio, anziché imporglielo apertamente, e spesso anche ad arricchirlo con il bagaglio delle proprie conoscenze ed esperienze.

Il termine “implicatura” è stato utilizzato per la prima volta dal filosofo inglese Paul H. Grice nell’articolo Logic and Conversation del 1975. Secondo l’autore l’implicatura è un’informazione che viene comunicata in modo implicito sulla base di ciò che viene detto esplicitamente.

Perché le persone ci cascano?

Ce lo spiega Edoardo Lombardi Vallauri, nel suo saggio “La lingua disonesta”: “Il nostro cervello fatica a fare contemporaneamente due cose diverse: inglobare informazioni nuove e vagliare se esse sono vere. Il linguaggio fluisce a una velocità tale che se facessimo attenzione a entrambi gli elementi resteremmo indietro: se mi soffermo a valutare la verità di una prima frase, mi perdo la novità della successiva e viceversa. Quindi, poiché dobbiamo economizzare gli sforzi cerebrali trascurando quelli che ci paiono gli aspetti meno rilevanti di un messaggio, la pubblicità ci presenta la parte più discutibile di uno slogan come la meno importante”.

Il risultato è che spesso crediamo di aver effettuato una scelta, mentre veniamo manipolati dall’esterno, da chi ci fa scegliere ciò che conviene a lui.

Per ovvie ragioni, non citiamo pubblicità specifiche di aziende. Ma basta questo cartello esposto nella vetrina di un negozio per spiegare il meccanismo di implicatura.

SCONTI FINO AL 75%!

L’informazione importante è che nel negozio si potranno avere sconti molto elevati. Si intuisce che non tutti i prodotti avranno livelli di sconto alti. Per assurdo potrebbe essercene solo uno a livello del 75%. Ma, il cliente non sa quale sia e l’effetto è comunque raggiunto.

Come difenderci dall’implicatura?

Sempre secondo Lombardi Vallauri, il rimedio è uno solo: interrogarsi sul “non detto”.

In altri termini, davanti a uno slogan, pubblicitario o politico, bisogna non fermarsi alla superficie ma distinguere tra quello che è detto in modo esplicito e quello, invece, che si lascia intendere a livello implicito.

Un aiuto importante dovrebbe fornirlo la scuola, visto che oggi le fonti di informazione, grazie al web, si sono diffuse in modo enorme. Senza uno strumento del genere rischiamo sempre di più di essere manipolati e illuderci di decidere da soli, mentre corriamo il rischio di venire persuasi – nelle nostre decisioni di acquisto ma anche di voto – da chi è più furbo e sa usare a suo vantaggio i trucchi del linguaggio.

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