Tra informazioni e testimonianze. Nicla Vassallo, dal suo ultimo libro “Non annegare”

In questi momenti in cui siamo bombardati dalle informazioni o dalle testimonianze (a causa del Coronavirus) è giusto che facciamo alcune riflessioni su questi temi aiutati da una filosofa di successo. Dall’ultimo libro di Nicla Vassallo: “Non annegare. Meditazioni sulla conoscenza e sull’ignoranza”, riportiamo alcuni stralci, invitandovi ad acquistare lo snello libretto che merita di essere letto e ponderato.

L’importanza delle testimonianze. La nostra conoscenza si basa sulle testimonianze

…Venite quo­tidianamente bombardati di informazioni e testimo­nianze attendibili, al pari di disinformazioni e testi­monianze inattendibili. Spesso, nel momento in cui le individuate, le disinformazioni e le testimonianze inattendibili vi disgustano, vi indignano. Eppure alla testimonianza non rinunciate…

Se faceste solo conto sulle altre fonti conoscitive (percezione, memoria, intro­spezione, ragione), risultereste all’oscuro della mag­gior parte delle proposizioni che siete convinti di conoscere. Non conoscereste tutti gli episodi nonché gli eventi del passato, al pari di ogni episodio ed evento, che personalmente non avete percepito, non sapreste nulla di tutte quelle teorie, teorie scientifiche incluse, e non solo, che si situano al di là, o al di sopra, delle vostre cognizioni….

Se rinunciaste alle molteplici testimonianze che assorbite quotidianamente, il vostro stato conosciti­vo, e, di conseguenza, la vostra identità personale, ne risentirebbero fortemente: vi ritrovereste caratteriz­zati psichicamente da alienazioni, deliri, ossessioni; cognitivamente da abissali carenze; razionalmente da contraddizioni e incoerenze. Per quanto ci venga sottolineato con veemenza e costanza che viviamo nella società della conoscenza, ci viene altrettanto offuscato che questa società si erge sulla testimonianza”.

Come deve essere un testimone attendibile?

“Quali qualità chiediamo che debba possedere un testimone at­tendibile? In estrema sintesi: concentrazione (rispet­to a ciò che egli stesso asserisce), trasparenza, buona disposizione (nessuna intenzione di imbrogliarci), competenza, coesione (oltre che con le altrui testi­monianze, nell’ambito della propria testimonian­za), posatezza (non esige di venire creduto a ogni costo), eleganza (non afferma proposizioni calunniose). Tali caratteristiche però sono insufficienti”.

Noi ci fidiamo di un giornalista in base a come lavora

Con ragionevolezza, prestiamo fede a un giorna­lista, piuttosto che a un altro, in base al suo operato, ovvero:

  • il giornalista deve distinguere tra conoscen­za e giustificazione;
  • deve giungere a credere che l’affermazione che fa sia vera in modo non avventato;
  • deve supportare con ragioni di tipo epistemico (scientifico) ogni sua affermazione;
  • non deve tacere conoscenze e proposi­zioni giustificate capaci di costituire evidenze contro la sua affermazione;
  • deve comunicarla senza enigmaticità, svilimen­to, glorificazioni, dubbi, approssimazioni;
  • non deve sfruttarla ai fini di un “argumentum ad hominen (attaccare la persona non la tesi) e/o in un “tu quoque (giustificare le proprie azioni menzionando azioni analoghe compiute da altri);
  • non deve trasmetterla, ma­nipolando differenti piani (il piano dell’illegalità con quello dell’immoralità, il piano dell’etica con quello della religione e via dicendo)”.

Come la mettiamo con la verità e gli eventuali commenti del giornalista?

Nicla Vassallo

Ciononostante si possono sollevare diverse domande: il giornalista possiede un qualche esplicito concetto di “verità”, e del fatto che sussistano più teorie della verità, e/o di cosa siano conoscenza e giustificazio­ne? Il giornalista riporta l’affermazione in modo bilanciato, neu­trale, senza manifestare alcuna onta (sentimento di infamia o diffamazione)?

Come giudicare chi non riesce a dissociare il reso­conto dei fatti dai commenti, o quando dà notizia di un fatto immancabilmente riferisce pure il proprio soggettivo punto di vista? Quali errori elargire al (accettare dal) giornalista, al fine di riporre in lui ancora una fiducia epistemica, più o meno solida? Se alcune vicende si dipanassero diversamente, nel caso in cui la copertu­ra mediatica fosse assente, occorrerebbe attribuire al giornalista (e al suo tycoon) l’alterazione e, addirittu­ra, il travisamento della realtà? Cosa rende una fonte più meticolosa e cosa evidenzia la pluralità delle fon­ti, nonché il loro confronto? Perché confidare in fonti destinate a permanere occulte?

Come essere capaci di distinguere tra diversi tipi di testimonianze?

Forse uno dei punti consiste nel riuscire a distin­guere le testimonianze, più o meno pulite, da quelle costruite, notizie enfatizzate, allo scopo di gettare nel panico… La spettacolariz­zazione conduce purtroppo non solo all’ignoranza, ma pure alla stupidità…

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