Coronavirus: homo homini virus

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La responsabilità in questi momenti in cui l’epidemia da Coronavirus sembra non arrestarsi significa comprendere che anche ogni nostro minimo gesto (lavarsi le mani ma anche restare in casa ed evitare i contatti con gli altri) è importante non solo per il benessere nostro ma di tutti coloro che ci sono vicini.

Queste disposizioni però ci pongono di fronte a un paradosso.

Il principio che è la base della solidarietà (aiutarsi reciprocamente) collide con l’idea che per farlo, ci si debba comportare nel modo opposto a quanto si potrebbe pensare, cioè isolarsi dagli altri, non avere contatti, limitare al massimo i rapporti.

Potremmo dire, per assurdo, parafrasando Hobbes, che l’uomo è pericoloso per gli altri uomini in quanto può contaminarli: cioè homo homini virus.

Arresti domiciliari

Il concetto, d’altra parte, viene confermato anche dalle disposizioni tassative emanate per evitare il contagio. Una persona ne può infettare altre, quindi deve isolarsi, autorecludersi, mettersi a domicilio coatto come se scontasse una pena. Che tra l’altro non si sa quanto durerà (settimane/mesi, chissà?). A ciò si aggiunga il fatto che ogni relazione umana (stretta di mano, baci, abbracci, ecc.) vanno evitati. Creando ancora di più isolamento e difficoltà nella comunicazione, anche se continueranno i contatti virtuali, tramite social, telefoni, video conferenze, ecc. (ma sono, tutto sommato, dei palliativi).

Rimanere isolati in casa, non poter frequentare luoghi pubblici o ridurre drasticamente la vita sociale rimanda immediatamente ad una deriva depressiva, se non addirittura ai sintomi negativi di alcune psicosi. Nell’immaginario collettivo è come se la vita si fermasse e automaticamente si cadesse in una passività e in una solitudine senza ritorno.

Comportamenti disadattativi diventano adattativi

Ci ritroviamo in questa situazione un po’ schizofrenica di doversi imporre da un lato un repertorio di comportamenti sulla carta disadattativi (fatti cioè di gesti circospetti e compulsivi, di rifiuto degli altri o maniacali, igienisti) considerandoli come adattativi, utili cioè alla sopravvivenza nostra e degli altri.

Questo provoca angosce e reazioni, anche incontrollate, che mettono in discussione le nostre capacità critiche e di valutazione della realtà. Cominciano a verificarsi casi di insofferenza (e anche violenza) tra coloro che sono costretti all’isolamento in casa e alla convivenza forzata. Ma, per fortuna, allo stesso tempo, cominciamo a capire meglio quanto sia importante la libertà personale…

Che dire? Il momento è difficile. Cerchiamo di tenere duro… Passerà!

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