Dal capo autoritario al leader vulnerabile. L’esempio dell’allenatore di calcio Jürgen Klopp

Jürgen Klopp

Come mai le persone che hanno delle responsabilità non capiscono che essere autoritari danneggia anziché favorire il rapporto con i propri collaboratori? Chi ricorre ad atteggiamenti autoritari perde rapidamente la fiducia dei propri collaboratori e con la fiducia cala anche inesorabilmente il loro impegno nel lavoro. Eppure certe persone che guidano anche imprese importanti faticano a capirlo.

Perché alcune persone preferiscono uno stile autoritario nel relazionarsi con i propri collaboratori? Perché non riescono a parlare con loro in modo aperto ed efficace? Semplice: hanno paura di perdere il controllo, lasciando andare troppo le redini del potere perché fondamentalmente non si fidano degli altri. Così crescono le loro paure esistenziali che riguardano la sicurezza in sé stessi e la stessa sopravvivenza professionale, aspetti che li costringono ad evitare ogni tipo di rischio, assumendo atteggiamenti che si rivelano eccessivamente difensivi.

Quali le altre caratteristiche che rendono le persone autoritarie poco apprezzate dai loro collaboratori? La loro irritabilità, la difficoltà a controllare le reazioni. Questa loro incapacità li costringe a non far trasparire all’esterno certi sentimenti che essi considerano delle dimostrazioni di debolezza, e tendono così a soffocarli, trincerando il loro “vero io” dietro una posizione di autorità, e atteggiamenti arroganti che apparentemente li tutelano.

Queste persone sono spesso molto sole. Accumulano insicurezze, una dietro l’altra. E queste insicurezze (sul futuro, sul denaro, ecc.) determinano comportamenti sempre più opportunistici e sfruttatori nei confronti di coloro che devono guidare. Niente è mai abbastanza per loro. La loro avidità non ha limiti, le loro pretese salgono, senza tenere conto della realizzabilità delle loro richieste.

Spingono al limite massimo la loro idea di produttività. Si concentrano su risultati a breve termine. In questo modo, creano un clima malsano intorno a loro. Difficilmente si rilassano. Le ansie che accumulano non li lasciano mai e riversano questa loro tensione sugli altri, che poi sono i primi a pagare per i loro errori.

Oggi cambia il tipo di leadership. E il leader diventa vulnerabile

Un esempio di leader vulnerabile con uno stile di comando e di controllo ben diverso dal leader autoritario che abbiamo visto sopra è Jürgen Klopp, allenatore della squadra del Liverpool, che gestisce i suoi uomini con onestà, empatia, autenticità e umiltà.

Il grande allenatore è una persona normale, non ha doti particolari, commette degli errori, ha parecchi punti deboli, in una parola è vulnerabile. Ma la sua capacità di mostrare di non essere superiore agli altri è proprio la sua forza.

Ed è in pratica quello che sostiene anche Brené Brown, autrice del libro La forza della fragilità. Il coraggio di sbagliare e rinascere più forti di prima, Vallardi Editore.

L’idea che per non sentirci inadeguati dovremmo condurre una vita perfetta ci condiziona

Non dobbiamo vivere cercando di dimostrare quello che si vale ad ogni costo, con il terrore di quello che potrà pensare la gente se non si riuscirà.

Il libro – ma anche il buon senso – ci insegnano a vivere in modo autentico, liberandoci da questi condizionamenti. Jürgen Klopp fa parte di questo tipo di leader. La sua vulnerabilità non è debolezza. Al contrario, aiuta a far nascere nuovi talenti, ispira le prestazioni del team e i risultati che ottiene sembrano dargli ragione.

2 risposte a "Dal capo autoritario al leader vulnerabile. L’esempio dell’allenatore di calcio Jürgen Klopp"

  1. Domenica Alghisi ottobre 20, 2020 / 7:30 PM

    Bréne Brown è una donna, per cui Autrice del libro etc etc

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    • Ugo Perugini ottobre 21, 2020 / 6:34 am

      Grazie per la correzione. Casandra Bréne Brown è una donna. Ce ne scusiamo anche con l’interessata.

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