Smart working: i problemi del lavoro da remoto

Oggi le aziende pur di non interrompere la produzione e continuare a lavorare, laddove è stato possibile per ragioni tecniche e logistiche, si sono convertire allo smart working. E’ stata una scelta obbligata ma necessaria anche se i problemi non mancano, di tipo strutturale e culturale.

Dal punto di vista strutturale, gioca un ruolo fondamentale il cosiddetto “digital divide”. Più di 11 milioni di persone nel nostro Paese non hanno ancora una connessione adeguata (banda ultralarga) . In Europa il 60% della popolazione è connessa. In Italia siamo sotto il 25%!

E poi l’aspetto culturale. Le campagne di digitalizzazione non hanno avuto grandi effetti. Ci voleva il Coronavirus per dare un’accelerata al fenomeno. Ma l’emergenza non è mai una buona motivazione per procedere a un cambiamento davvero efficace. Anche se tutti siamo consci che da questo processo difficilmente si potrà tornare indietro.

E’ mancata, spesso, una adeguata preparazione dei collaboratori e i manager delle aziende non hanno avuto il tempo e spesso nemmeno la volontà di provarci. Uno dei limiti è stata la paura di perdere il potere di controllo sui propri dipendenti, rafforzata dalla mancanza di fiducia nella loro possibilità di autoregolarsi nel lavoro, che nasce da un’atavica incapacità dei manager di delegare.

Per attivare uno smart working efficace occorre dare delle linee guida chiare, obiettivi precisi, condividere calendari e scadenze di lavoro, concentrarsi sui risultati, piuttosto che sulle ore impiegate per realizzarli, attivare un contatto costante per evitare sensazioni di isolamento.

Dall’altra parte, i collaboratori devono avere senso di responsabilità, possedere le giuste motivazioni, essere in grado di gestire efficacemente il tempo (senza dimenticare che più si ha tempo e più si tende a sprecarlo): cose che non si possono improvvisare e che richiedevano interventi formativi precedenti.

I collaboratori, gettati nell’attività di smart working “senza rete”, cioè senza una adeguata preparazione, rischiano molto. Spesso, i lavoratori con anni di carriera alle spalle svolta nei loro uffici si ritrovano a casa e si sentono smarriti. Mancano i momenti di contatto con i loro colleghi nei corridoi o alle macchine del caffè, l’interazione umana casuale, il senso di appartenenza si sbriciola e diminuisce anche l’energia che si aveva prima.

L’empatia è più difficile da veicolare quando le persone si sentono lontane le une dalle altre. Bisogna possedere ottime capacità comunicative per mantenerla viva e questo atteggiamento nella maggioranza dei casi è ancora tutto da imparare. Ma, al momento, non c’è altra via d’uscita.

2 risposte a "Smart working: i problemi del lavoro da remoto"

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