Dal contingency plan ai cigni neri

Il contingency plan è un piano di emergenza che prevede una strategia proattiva; è diverso da un piano di gestione delle crisi, che è una reazione a qualcosa che è già accaduto. Un piano di emergenza è impostato per tenere conto di eventi dirompenti che potrebbero accadere ma che è difficile prevedere e viene realizzato proprio per mettere in atto adeguate risposte utili per affrontarli nell’eventualità che accadano.

Per realizzare un contingency plan efficace occorre che le aziende siano dotate di “agilità”, cioè siano capaci di adattarsi in modo rapido e conveniente ai cambiamenti che dovessero verificarsi, soprattutto esogeni all’azienda, ricorrendo a tutte le risorse umane e culturali di cui dispone.

Il contingency plan dovrebbe essere in grado anche di prevedere l’imprevedibile (in genere, fattori esogeni) per essere veramente efficace. Ma ciò, naturalmente, è molto difficile.

Per prevedere a quali rischi un’azienda potrebbe andare incontro ed essere in grado di stimarli e valutarne le probabilità, esistono sostanzialmente quattro approcci metodologici:

  • Quello stocastico: l’evento può accadere o no e per rappresentarlo si può ricorrere a un calcolo delle probabilità
  • Quello aleatorio: in questo caso l’evento si verificherà senz’altro, ma non sappiamo in che misura e secondo quali tempistiche (quali saranno i settori economici più esposti, la nostra azienda rientra in questo ambito? ecc.) il che richiede che il fenomeno venga espresso attraverso un range di varie possibilità con una valutazione di interventi da fare in relazione ad ognuna di esse
  • Quello epistemico: l’esito della previsione è ambiguo, gli scenari che si presentano possono essere molto diversi tra loro e richiedono interventi alternativi (che manifestazioni avrà il fenomeno? Come reagirà l’economia nella sua globalità, come potrà reagire la nostra azienda?)
  • Quello ontologico: non è possibile immaginare cosa potrà accadere, perché non conosciamo l’evento che esula dal campo dell’esperienza o dell’immaginazione. Sono i casi dei famosi “cigni neri” teorizzati da Nassim Taleb.

Il coronavirus è un “cigno nero”?

Per rispondere a questa domanda, riportiamo questa breve citazione: “Due anni fa Munich Re, il gigante della riassicurazione, ha cercato di proporre la sottoscrizione di un nuovo tipo di assicurazione che avrebbe protetto l’intera attività di un’azienda qualora fosse stata messa in crisi a causa di un’epidemia. Per mesi non ci sono stati acquirenti”. “Ora, onestamente – ha detto Christian Ryan della società di consulenza assicurativa Marsh – è troppo tardi per acquistare la copertura per l’epidemia attuale. Non possiamo assicurare un edificio in fiamme”.

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