La crisi impone che le imprese chiariscano i loro obiettivi

Larry Fink

Questo che stiamo attraversando con la pandemia del Covid-19 è un momento difficilissimo per tutte le aziende. Ma è anche il momento in cui le imprese al loro vertice devono fare un esame di coscienza e porsi alcune domande fondamentali: perché esiste la nostra organizzazione? quali sono le principali esigenze che dobbiamo soddisfare e chi sono le persone alle quali ci rivolgiamo in particolare?

Un articolo apparso il 10 aprile scorso su “Strategy+Business” , scritto da Sally Blount e Paul Leinwand, cerca di riflettere su questo tema.

La leadership svolge un ruolo fondamentale nel rispondere a queste domande e, cosa più importante, nel mantenere i principi che da esse discendono. E sebbene i CEO e i top executive debbano essere al centro di questa revisione globale, è chiaro che anche i consigli di amministrazione svolgeranno un ruolo significativo nel colmare il “gap funzionale”, cioè la distanza tra gli obiettivi dichiarati dall’organizzazione e il suo comportamento reale.

Il motivo è semplice. In molti casi, i membri del consiglio di amministrazione hanno periodi e tempi più lunghi in cui operare rispetto agli amministratori delegati. (Il mandato dei membri del consiglio di amministrazione dura in media oltre 10 anni; quello dei CEO sui cinque). Di conseguenza, i consigli di amministrazione devono assumersi la responsabilità di sovrintendere alla direzione e alla vitalità a lungo termine delle loro aziende, il che significa far rispettare i principi di responsabilità per questioni di scopo, longevità e impatto sociale.

Non solo massimizzare i profitti degli azionisti

Inoltre, gli stessi gestori patrimoniali negli ultimi tempi spingono nei confronti dei consigli di amministrazione affinché siano seriamente responsabili nell’ambito delle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG – Environmental Social Governance) delineando una nuova serie di parametri per la rendicontazione delle prestazioni non finanziarie.

La visione, che risale a qualche tempo fa, secondo la quale l’unico scopo dell’azienda era massimizzare il suo valore a favore degli azionisti sta rapidamente lasciando il posto a un modo di pensare più equilibrato.

Che ciò sia dovuto all’intervento dell’agosto 2019 della Business Roundtable o al Manifesto di Davos del gennaio 2020 del presidente del World Economic Forum Klaus Schwab, oppure all’ultima lettera del CEO di BlackRock Larry Fink agli amministratori delegati (vedasi sotto), in ogni caso c’è una crescente attenzione per un nuovo ruolo del capitalismo, che tenga conto dei temi della responsabilità sulle questioni relative alla sostenibilità, agli incentivi a lungo termine e alle politiche sul capitale umano che assicurino stabilità e fidelizzazione dei dipendenti.

La lettera aperta del CEO, Larry Fink

Uno stralcio significativo dalla lettera di Larry Fink, CEO di BlackRock, società, fondata nel 1988, che gestisce il risparmio e pianifica il futuro finanziario di privati e imprese: “L’obiettivo non può essere la trasparenza fine a se stessa. L’informazione dovrà essere un mezzo per arrivare a un capitalismo più sostenibile e inclusivo. Le aziende devono essere fortemente impegnate ad abbracciare tale scopo e servire tutte le parti interessate – azionisti, clienti, dipendenti e la comunità intera nella quale esse operano”.

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