Il coronavirus potrà ridurre le disuguaglianze? Attenti all’effetto San Matteo

Franklin Delano Roosevelt

Walter Scheidel della Stanford University ha scritto il libro “La grande livellatrice: Violenza e disuguaglianza dalla preistoria a oggi” – Mulino editore, 2019 – nel quale svolge una attenta indagine sull’intero arco della storia umana, arrivando a un risultato sconvolgente e cioè che ci sono solo quattro cose che possono ridurre la disuguaglianza tra le persone:

la mobilitazione di massa per la guerra,
la rivoluzione totale,
il collasso statale ed economico
e le epidemie o pandemie

La disuguaglianza, al contrario di quanto si possa immaginare, aumenta nei periodi più tranquilli, anche quando prevale la democrazia, che quindi svolge un ruolo relativo nel contrastare questo fenomeno.

Secondo l’autore, quindi, la storia si presenta come un’alternanza di lunghe fasi in cui la disuguaglianza cresce o comunque si mantiene alta, e periodi in cui conosce una certa riduzione. “Tutti noi che apprezziamo una maggiore uguaglianza economica – conclude Scheidel – faremmo bene a rammentare che, con rarissime eccezioni, essa è stata sempre generata solo nel dolore”.

Vediamo un po’ più da vicino il ragionamento dello storico per capire i motivi per cui i grandi sconvolgimenti – come la pandemia di coronavirus di oggi – possono o potrebbero ridurre la disuguaglianza.

Il primo e più immediato, secondo l’autore, è che tendono a colpire quasi tutti, oltre che fisicamente anche finanziariamente, e i ricchi hanno più ricchezza da perdere. Le fortune in calo di queste persone benestanti abbasserebbero il divario rispetto a chi possiede meno.

I grandi sconvolgimenti e gli interventi a favore dei poveri

Sebbene questi eventi scatenino sofferenze di massa, richiedono anche sacrifici, in particolare da parte dei ricchi visto che possiedono di più. Storicamente, sempre secondo l’autore, i governi sono intervenuti durante questi periodi di crisi con importanti programmi sociali per favorire i più poveri o vulnerabili.

Per avallare la sua tesi cita diversi casi, ad esempio la campagna “Homes fit for Heroes” del 1919 a sostegno dei veterani reduci dalla prima guerra mondiale (sei milioni di persone), costruzione di case popolari da parte del governo laburista di Clement Attlee, dopo la seconda guerra mondiale (anni 50), il New Deal di F.D. Roosevelt, dopo la Grande Depressione del 1929, ecc.

Oggi, anche i governi moderati e conservatori stanno adottando misure drastiche a causa del coronavirus. Dall’amministrazione Trump alla cancelliera tedesca Angela Merkel, i governi stanno preparando migliaia di miliardi di dollari in spese e prestiti per mantenere a galla le economie.

Ma c’è anche chi la pensa in modo opposto, come Naomi Klein, autrice di “Shock Economy”, che sostiene: “Il problema è che le strutture del sistema, potrebbero usare questa emergenza per creare ulteriori disuguaglianze e ingiustizie”. Secondo la saggista, infatti, in situazioni problematiche come pandemie e disastri, a rimetterci sono soprattutto i cittadini perché le élite approfittano di questi momenti per fare riforme impopolari che vanno ad accentuare le divisioni sia economiche che sociali.

Attenzione all’effetto San Matteo

Insomma, la domanda è la seguente: l’odierna pandemia potrebbe indurre le persone – e le società in cui operano – a prendersi più cura l’una dell’altra in futuro e a sviluppare soluzioni di maggiore solidarietà, oppure l’esatto contrario?

Non lo sappiamo. Ma in ogni caso dovremmo restare vigili. Non vorremmo che gli interventi che vengono presi dalle istituzioni avessero l’effetto San Matteo, cioè si allineassero a quella famosa affermazione evangelica: “A chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

Caravaggio, San Matteo e l’angelo

Una frase che prelude a un processo per cui, in certe situazioni, le nuove risorse che si rendono disponibili vengono ripartite fra i partecipanti in proporzione a quanto hanno già, cioè: i ricchi si arricchiscono sempre più, i poveri si impoveriscono sempre più.

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