Contro il Coronavirus, l’umanocrazia in azienda

La pandemia è destinata a cambiare le nostre vite – lo sentiamo dire spesso in questi giorni – ma anche il modo in cui gestiremo le nostre aziende dovrà essere modificato. Adesso è arrivato il momento di farlo sul serio. Anche perché, se non lo faremo, difficilmente la maggior parte delle aziende potrà riprendersi da una crisi del genere.

Per troppo tempo sistemi obsoleti, rigidamente gerarchici e impostati su criteri burocratici, hanno reso le imprese farraginose, poco dinamiche, prevedibili, ripetitive, capaci solo di perpetuare sistemi di lavoro collaudati ma, nella maggioranza dei casi, superati, lenti, incapaci di cogliere i cambiamenti.

Molte imprese, grazie a una certa rendita di posizione accumulata nel tempo, o godendo di favoritismi logistici, politici, oligopolistici, ecc. hanno resistito, bene o male, anche alla rivoluzione tecnologica che sembrava destinata a portare innovazione; e lo hanno fatto cercando di opporsi con ogni mezzo al cambiamento.

Liberarsi della burocrazia e fare spazio all’umanocrazia

Ora, di fronte alla minaccia rappresentata dal Covid-19, cadono tutte le difese posticce che erano state innalzate. Alcune pratiche di gestione che si riferivano alla vecchia scuola dovranno per forza cambiare: le aziende dovranno liberarsi una volta per tutte da certe strutture impostate ancora sul comando/controllo top/down e sulla burocrazia.

Prima dell’esplosione pandemica Gary Hamel, chairman e fondatore di Strategos[1] e autore, insieme a Michele Zanini, del libro “Humanocracy”, aveva ingaggiato una dura battaglia contro la burocrazia, facendo presente con preoccupazione che, soprattutto nelle grandi organizzazioni, la burocrazia non si stava affatto ridimensionando ma al contrario stava crescendo alla faccia delle numerose proposte di aziende “teal” o di modelli “olocratici” alternativi che non trovavano adeguata applicazione.

Molte aziende, secondo lo studioso americano, sono diventate ancora più conservatrici, più vincolate a regole e metodi centralizzati, con una catena di comando che prevede fino a otto (se non più) livelli nella scala gerarchica. Secondo il suo pensiero, questo sistema diventa sempre più insostenibile, costruito com’è su processi, in molti casi “tossici”, che non aggiungono alcun valore all’azienda ma rappresentano solo un enorme spreco di risorse.

Se questo era vero qualche mese fa, ora, in attesa della ripresa (che ci sarà) dopo il Coronavirus, è ancora più necessario e improcrastinabile. Prima si poteva parlare di una transizione graduale dalla burocrazia a quella che Hamel chiama “umanocrazia”, ora, visto il cataclisma economico causato dalla pandemia, il processo dovrà essere ancora più rapido.

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