La stupidità funzionale in azienda e l’autonomia dei collaboratori Crazy is as crazy does

Le persone intelligenti non riescono a capire facilmente, e ancor meno a prevenire, un comportamento stupido. Sostiene Paolo Iacci nel suo bel libro “L’età del paradosso”, nel capitolo dedicato alla stupidità. Come non dargli ragione, soprattutto se partiamo dalla convinzione (mica facile da dimostrare) di essere dalla parte degli intelligenti?

Su questo tema abbiamo diversi contributi – intelligenti appunto – a cominciare dal famoso e citatissimo libretto di Carlo CipollaLeggi fondamentali della stupidità umana”.

Ma qui vogliamo riferirci in particolare al saggio “Il potere e le trappole della stupidità nel mondo del lavoro” di Mats Alvesson e André Spicer, Raffaello Cortina Editore, 2017 – per soffermarci sulla cosiddetta “stupidità funzionale”, ovvero “la tendenza a ridurre la portata del proprio pensiero e a concentrarsi solo sugli aspetti limitati e tecnici del proprio lavoro”. O, ancora, “l’incapacità e/o la non disponibilità a far uso delle proprie abilità cognitive e riflessive se non secondo modalità ristrette e circospette”.

In concreto, la stupidità funzionale è quella che certi dirigenti tendono a inculcare nella cultura aziendale pur di non avere obiezioni, intoppi e procedere speditamente.

Spicer dice che “nel breve termine, questa richiesta di spegnere il cervello ed eseguire ciò che dicono i superiori funziona, perché rende i dipendenti più efficienti e dà maggiore certezza che le decisioni vengano messe in atto. Ma nel medio-lungo termine finisce per minare la reattività delle aziende alle mutevoli condizioni del mercato e alle mosse della concorrenza… Se si richiede di ‘eseguire ogni ordine senza discutere’. Anche i dipendenti più intelligenti, notato l’andazzo, si adeguano per non avere la vita difficile. E l’azienda perde la visione d’insieme e quel minimo di spirito critico utile a non snobbare le idee dei concorrenti e le esigenze dei consumatori”.

Se un’azienda vuole collaboratori che esprimano spirito di iniziativa, autonomia, engagement, proattività, ecc. cominci a creare la situazione più adatta per favorire, stimolare, o almeno non frustrare, tali caratteristiche. E la prima mossa da fare è proprio quella di liberarsi di manager che praticano la “stupidità funzionale”. E non sono pochi…

Ma, bisogna ammetterlo, non è sempre facile capire se siamo di fronte a un comportamento realmente stupido. Robert Musil nel suo romanzo “L’uomo senza qualità” diceva una cosa difficile da smentire: “Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso; se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe”.

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