La disuguaglianza è l’ideologia del pensiero neoliberista?

Un brano tratto da: “Cittadinanza sociale, trasformazioni sociali, crisi globale” di Fabio Perocco.

Il pensiero neoliberista ha prodotto una vera e propria ideologia della disuguaglianza, che è penetrata a fondo nei processi culturali delle società occidentali ed è diventata un importante principio ispiratore delle politiche pubbliche, del senso comune, del linguaggio quotidiano, dell’interazione sociale quotidiana.

Esso dissimula le disuguaglianze, naturalizzandole e relegandole nel regno dei fenomeni non imputabili a cause sociali; le attribuisce a fattori casuali e individuali, le fa apparire come un fenomeno marginale legato alle caratteristiche dei singoli, dipendente in ultima analisi dalla singola volontà e soggettività. Le rappresenta come situazioni difficilmente risolvibili in quanto elemento normale e naturale del vivere sociale, e molto spesso le confonde con le differenze, trasmutandole e trasfigurandole in «differenze» da difendere.

Alain Bihr e Roland Pfefferkorn

A questo proposito, Bihr e Pfefferkorn (1995) hanno osservato che se l’accentuazione delle disuguaglianze verificatasi negli ultimi decenni è stata accompagnata da un’alterazione della loro ampiezza e del loro significato, tale alterazione è anche il frutto di decenni di propaganda nei luoghi di formazione (la scuola, l’università) e di produzione dell’informazione e dell’opinione pubblica che ha fatto perdere consenso alle politiche ugualitarie e reso più indifferente il ceto politico e il discorso pubblico alle disuguaglianze. Prendendo a prestito anche temi propri dell’ideologia politica dell’estrema destra – che rappresenta la disuguaglianza come una «legge ontologica e assiologica fondamentale», come una «necessità naturale» e come una «virtù morale e politica» –, il pensiero e le politiche neoliberiste hanno riposizionato la questione della disuguaglianza nel quadro del diritto alla differenza, non presentandosi quindi come esplicitamente antiegualitarie.

Per approfondire potete leggere il saggio “Trasformazioni e crisi della cittadinanza sociale” di Fabio Perocco.

Bisognerebbe cominciare a rifletterci sopra seriamente!

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