Le idee di Spaltro sul benessere, compreso quello organizzativo

La ricerca di Enzo Spaltro sul benessere (e bellessere, come lo definisce lui) è certamente affascinante. La chiave di tutto il suo pensiero sta in questa semplice espressione:

Se la gente sta male tende ad essere dipendente, mentre se sta bene raggiunge una maggiore libertà.

Ed é il benessere, secondo Spaltro, che ci fa liberi.

Enzo Spaltro

Questa sua visione non gli impedisce di rendersi conto degli aspetti negativi del benessere inteso come consumismo, soddisfazione di desideri indotti dalla macchina capitalista, e lo dice, definendola “ideologia del malessere”. Cioè tale perché porta al “senso di colpa e alla criminalizzazione del benessere”, e anche perché in “uno sviluppo spasmodico dei consumi, spesso il necessario viene sostituito dal superfluo”. Ciononostante, secondo Spaltro, la ricerca del benessere non può essere fermata.

Anche nel mondo del lavoro, secondo il suo pensiero, c’è una costante ricerca del benessere, anche perché l’idea del lavoro sta cambiando. La fatica si sta trasformando in gioia. Il dominio in parità. Il malessere in benessere. La paura in speranza. La minaccia in promessa. Abbiamo ripreso queste sue affermazioni da un articolo del 2006. Purtroppo le sue idee, semplici ma condivisibili, per costruire una rivoluzione utopistica del benessere che sia anche benessere organizzativo oggi ci appaiono ancora molto lontane.

Un decalogo ingenuo, ma ancora valido

Vale la pena però riportare qui di seguito un piccolo, talvolta apparentemente ingenuo e quasi ovvio, decalogo, per rifletterci sopra alla luce di una trasformazione del mondo del lavoro che purtroppo non sembra per nulla in linea con gli auspici del filosofo:

  1. È meglio star bene che star male
  2. Si sta meglio in compagnia che da soli
  3. Benessere e malessere si alternano
  4. L’oggettività è la soggettività dei potenti
  5. Il malessere esiste e va scoperto, il benessere non esiste e va inventato
  6. Le cose che piacciono riescono meglio di quelle che non piacciono
  7. Si sta meglio ad andar d’accordo che a vincere
  8. La qualità produce la quantità: le donne vivono più degli uomini
  9. La bellezza produce più benessere della bontà
  10. Di solito il passato è ricordato come buono, il futuro come bello

Oggi, purtroppo, siamo costretti a chiederci: dove sono finite le promesse di un lavoro più ricco di contenuto e progressivamente liberato dal peso della fatica fisica e dal conseguente rischio?

E l’auspicata fine di un modello organizzativo gerarchizzato, sostituito dalla progressiva introduzione di moduli funzionali più flessibili e più “partecipati”?

Che fine ha fatto il benessere organizzativo, visto l’acuirsi di una condizione di maggiore precarietà e di maggiore fatica nei lavoratori, nella quale il tempo del lavoro tende implacabilmente a dominare e a condizionare tutto il resto della vita?

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