Le ideologie? Non esistono più. Festeggiamo o resettiamo?

E’ davvero così? Le ideologie non esistono più? La nostra è una società libera da ogni forma di ideologia? Siamo sicuri? E siamo contenti di questo? In realtà, gli “ismi” ci hanno fatto sempre paura. Nascondono qualcosa di pericoloso e totalizzante. E quando qualcosa è totalizzante riduce, fino ad eliminarla alla radice, qualsiasi libertà di giudizio.

Ma siamo proprio sicuri di vivere in una società che si è liberata sul serio dalle ideologie? Riflettiamoci un attimo. Che cos’è un’ideologia? E’ un insieme di idee e di valori (più o meno strutturati) ai quali siamo disposti a dedicare tutta la nostra vita e tutte le nostre aspirazioni.

L’ideologia contiene anche un altro aspetto piuttosto subdolo che agisce sul piano esistenziale (insomma, non occorre che ne conosciamo o ne condividiamo in toto i principi o le teorie) basta che sia in grado di farci superare (o dimenticare) le nostre inquietudini e le nostre incertezze. Che ci aiuti, in altre parole, a compiere una fuga dal nostro sé e dalla realtà nella quale siamo immersi, fornendo una risposta rassicurante – ma alla fine illusoria – circa la percezione di noi come creature limitate e deboli.

Dopo questa ulteriore definizione, siamo ancora convinti che non esista più alcuna ideologia?

Quando una ideologia in qualsiasi società diventa pervasiva al punto che non la si può più riconoscere nemmeno come tale e tutti ci siamo dentro fino al collo, dovremmo cominciare ad avere paura, pensando a una qualche reazione per venirne fuori. Ma questo sentimento è molto difficile da suscitare. E, anche se vi si riuscisse, pochi potrebbero comprenderlo e condividerlo. E, comunque, verrebbero messi al bando.

Cosa significa questo? Che l’ideologia ha vinto, senza combattere, e impone a chiunque di accettare come naturale un’idea che deresponsabilizza e uno stile di vita che tende a coprire le proprie fragilità. E le persone, così apparentemente pacificate, non si accorgono nemmeno più di rinunciare alla propria libertà e creatività e si illudono pateticamente di vivere nel migliore dei mondi possibile. E, invece, sono vittime, inconsapevoli, delle raffinate strategie messe in atto e alimentate senza sosta dal consumismo di mercato e da certe forme di politica corrotta e deteriorata.

Non dimentichiamoci che l’ideologia più forte (e più totalizzante) è quella che rende l’uomo schiavo senza che lui se ne accorga.

Forse che il capitalismo abbia bisogno di una bella “resettata”? Lo sappiamo tutti cosa significa resettare nel linguaggio del computer. Vuol dire riordinare, riportare la macchina alle condizioni ottimali, dopo che ci siamo resi conto dei gravi problemi di funzionamento emersi nel tempo.

Il prossimo incontro al World Economic Forum di Davos avrà proprio questo titolo: “The Great Reset”, cioè una azione indirizzata contro le forme autoreferenziali che ne hanno distorto le finalità (prima fra tutte la finanza speculativa) con l’obiettivo di non servire solo gli azionisti ma anche tutti gli stakeholders, cioè la comunità intera.

Speriamo che ne esca una visione del futuro diversa, anche solo un po’ più umana.

3 risposte a "Le ideologie? Non esistono più. Festeggiamo o resettiamo?"

  1. wwayne luglio 8, 2020 / 9:27 am

    E’ da molto tempo che i partiti italiani hanno cominciato ad essere fondati più sulla personalità del loro leader che su un’ideologia. Ad avviare questa concezione personalistica della politica fu Berlusconi: nel tentativo di intercettare i voti anche di chi normalmente votava per tutt’altro schieramento, invitò i suoi elettori a votare Forza Italia in quanto partito di Berlusconi, non in quanto partito di destra. Ed ebbe successo.
    Il Movimento 5 Stelle è stato un altro chiodo sulla bara delle ideologie, perché da quando è sceso in campo Grillo il vero conflitto della politica italiana non è tra destra e sinistra, ma tra vecchia e nuova politica. Grillo evitava volutamente di richiamarsi ad un’ideologia, e invitava i suoi elettori a votarlo perché era l’unico modo per mandare a casa i dinosauri della politica. Renzi ha poi ripreso ed esasperato questo concetto con la famosa propaganda della rottamazione (peccato che poi a finire rottamato è stato lui).
    Comunque, quest’impostazione personalistica della politica non è del tutto negativa: infatti, quando in un partito non c’è un leader forte e sono in tanti ad avere potere e visibilità, è facile che quel partito si disgreghi in tante correnti sempre impegnate a farsi dispetti tra di loro. E’ la storia della sinistra italiana, ed è uno dei motivi per cui quello schieramento non ha mai saputo conquistarsi la fiducia degli italiani: se non dai un’impressione di unità e compattezza, gli elettori non ti votano.
    L’altro motivo per cui la sinistra tende a perdere le elezioni è l’insopportabile senso di superiorità con cui si rapporta a chi ha un’ideologia diversa dalla sua, dandogli continuamente di stupido e/o di ignorante. Questo snobismo nelle urne si paga caro, e la sinistra non l’ha mai capito.
    Le mie considerazioni La trovano d’accordo?

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    • Ugo Perugini luglio 21, 2020 / 2:44 PM

      La sua disamina ha una logica, condivisa da molti, forse la maggior parte degli osservatori politici, e si rifà a una visione del potere e della funzione del leader che da tempo cerco di mettere in discussione, affrontando non tanto l’ambito politico quanto quello aziendale.
      Mi rendo conto che la mia è una posizione di minoranza, in qualche modo utopistica, ma nelle interviste a docenti e studiosi che vado facendo su questo tema – alcune delle quali pubblicate sul mio blog – mi sono reso conto che non mancano punti di convergenza, soprattutto in merito alla necessità di cambiare l’idea prevalente di potere e, conseguentemente, il significato stesso del ruolo di leader.
      Glielo dico francamente: non sopporto la definizione di “leader forte”. Mi fa semplicemente accapponare la pelle. E’ proprio dentro questa definizione che si nascondono tutte le deviazioni e i soprusi che noi italiani abbiamo dovuto sopportare sulla nostra pelle nel passato, più o meno recente. E che, visto il permanere di certe idee, probabilmente non abbiamo ancora saputo metabolizzare.
      Per avere un leader che non abbia una visione autocratica, egoistica e personalistica (portata a difendere i propri interessi o le proprie ambizioni), occorre che alla base di un’azienda o anche di un gruppo politico esistano valori e principi ideali che sorreggano e guidino coloro che in essi vi si riconoscono.
      Ideali, purtroppo, poco apprezzati e subordinati a un pragmatismo, che rasenta il cinismo, portato avanti soprattutto da parte di quelle persone che hanno tutto l’interesse perché prevalgano valori egoistici, individualistici, utili a questa società incentrata prevalentemente sul consumismo, incapace di condivisione e solidarietà (anche se, per fortuna, non mancano esempi positivi in questo senso).
      Le correnti in seno ai partiti (anche, e forse soprattutto in quelli di sinistra) si creano proprio perché questi principi sono venuti meno nel tempo, non sono sufficientemente riconosciuti e condivisi, per cui, di volta in volta, l’attenzione si coagula attorno a persone che sfruttano l’occasione per mettersi in mostra, capitanando cordate che nulla hanno a che vedere con i valori che dovrebbero difendere e promuovere. Legati a visioni contingenti e tattiche.
      Quindi, contrariamente a quello che pensa lei, credo che leadership di questo tipo siano assolutamente deleterie, contribuiscano a diffondere un atteggiamento disfattista, qualunquista, orientato a ritenere che sia inutile impegnarsi per difendere ideali o principi e si debba attendere l’arrivo del salvatore di turno a cui votarsi senza alcuno spirito critico, con il solo scopo di schierarsi, di volta in volta, se conviene per difendere i propri meschini interessi di bottega.
      Il leader – l’ho scritto tante volte – per me non è colui che comanda e controlla (nelle aziende più evolute queste caratteristiche stanno perdendo sempre più senso), o colui che ha atteggiamenti autoreferenziali, spinto da esigenze egoistiche di primeggiare sugli altri, di imporre la propria visione della realtà.
      Il leader è, al contrario, chi incarnando ideali o progetti comuni, si mette al servizio degli altri, assume su di sé le responsabilità del ruolo, senza personalismi o avvalendosi di doti carismatiche (spesso difficili da verificare), aiuta gli altri a crescere, a trovare la propria dimensione in ambito lavorativo e personale, capace di farsi da parte quando è il momento, riconoscendo che altri possano svolgere meglio di lui il compito. Di esempi ne abbiamo avuti parecchi, ma pochi li ricordano.
      Lo so, qui casca l’asino, lei mi dirà. E’ vero, lo confesso: io credo nell’uomo, nel suo altruismo di fondo, nella sua possibilità di migliorarsi, non credo all’homo homini lupus, credo – spinozianamente – nell’homo homini deus. L’ideologia è una tensione verso un mondo migliore, una nuova idea di società, più giusta, più libera, guidata da valori di giustizia e uguaglianza, non un muro contro muro ma un dialogo aperto e rispettoso anche nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo. Senza ideali di questo tipo si può vivere? Certamente sì. Ma c’è anche chi non si rassegna, come il sottoscritto…
      Per quanto mi riguarda, non mi ritengo superiore a nessuno (d’altra parte, come ho detto, faccio parte di una sparuta minoranza). Certa sinistra spocchiosa che crede di avere in tasca la verità ha sempre dato fastidio anche a me. Io però certe volte sono portato a pensarla in modo diverso da come suggerisce lei. Più che alla presunta superiorità della sinistra, credo che prevalga piuttosto il senso di malcelata inferiorità di chi vuole confrontarvisi. E su questo punto credo che ci sia ben poco da fare… se non lavorare sull’educazione, sulla scuola, sulla cultura. Ma questo è un altro discorso.
      La ringrazio per l’attenzione che ha riservato al mio blog e la saluto cordialmente.
      Ugo Perugini – CapoVerso

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      • wwayne luglio 21, 2020 / 2:47 PM

        Lavorare sulla scuola e sulla cultura è sempre un’ottima idea. Grazie a Lei per il tempo che mi ha dedicato nello scrivere questa ricchissima risposta! 🙂

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