Il liberalismo? E’ un rinoceronte. Ma attenti al corno!

In un libro uscito recentemente per Guanda Editore, “Il manifesto del rinoceronte. L’avventura del liberalismo”, Adam Gopnik, scrittore e giornalista, svolge una appassionata difesa del liberalismo. Riconosce che le idee liberali si sono poste sempre in una posizione intermedia e, quindi piuttosto scomoda, tra quelle di stampo conservatore e quelle che predicano spinte radicali o rivoluzionarie.

Il liberalismo è stato tirato ora da una parte, ora dall’altra con esiti non sempre positivi, tanto che oggi, spesso lo si confonde – in buona o cattiva fede – con il liberismo, essendo, secondo alcuni, diventato “passivo, planetario, privato”.

Nessuno, però, può disconoscere i grandi meriti del liberalismo e del suo approccio pragmatico e riformista della realtà, che ha animato questa idea basata su alcuni principi assolutamente condivisibili come “la prosperità, il pluralismo, la pace”, grazie ai quali si sono potuti realizzare enormi miglioramenti sotto l’aspetto dei diritti umani negli ultimi duecento anni.

Per non perdere i diritti acquisiti…

La sua spinta riformista ha funzionato in molti casi ma sappiamo anche che i diritti conquistati in questo modo, anche attraverso grandi sacrifici, spesso vengono rimessi in discussione e non devono essere mai considerati acquisiti una volta per tutte, tanto che non è raro rendersi conto che ad alcuni passi avanti, possono seguirne altri che fanno arretrare.

Adam Gopnik

D’altra parte, il riformismo per sua stessa natura non pretende di imporre trasformazioni radicali, non propone disegni palingenetici per cambiare lo stato sociale, va avanti attraverso riforme incrementali, a piccoli passi, attraverso tentativi, approssimazioni, con spirito fallibilista, attento a non pestare i piedi (soprattutto di coloro che contano).

Ma dentro il liberalismo non c’è solo cautela e prudenza, c’è anche (piuttosto edulcorato ma non del tutto sopito) uno spirito anarchico, e uno slancio passionale, ideale che non si limita a pensare di dover mettere le toppe (riforme) a un tessuto ormai liso e sbrindellato.

Lo stesso Gopnik riconosce che “il mondo abbia molti mali, che la tradizione sia un bagaglio confuso di cose buone e cattive, ma che si possa lavorare insieme per riparare quelle negative mettendo nel contempo le altre a disposizione del maggior numero di persone possibile”.

Il rinoceronte e il suo prezioso corno

Insomma, il liberalismo è bello, anche se non è facile amarlo a prima vista. Per questo motivo, Gopnik lo paragona a un rinoceronte che non è un animale esteticamente gradevole, goffo, poco elegante, lento nei riflessi, ma comunque, secondo l’autore, riuscito.

Che dire? Concordiamo con questa fantasiosa e coraggiosa metafora. Con una piccola, ma non secondaria, postilla. Il rinoceronte non è un animale che ha vita facile, perché il suo corno (i suoi corni) sono molto richiesti in quanto si crede che la polvere che se ne ricava abbia proprietà afrodisiache.

C’è poco da fare, anche il liberalismo-rinoceronte rischia l’estinzione. E il pericolo è ancora una volta l’egoismo, l’interesse individuale, il profitto che si trova proprio in quel corno che porta orgogliosamente sulla sua testa.

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