Tra nichilismo e dogma

Una cosa è sicura. Non sappiamo dove sta la verità. La verità è mobile, passa e bisogna lasciarla passare. La verità non deve essere un punto di riferimento stabile. Raggiunto una volta per tutte. Anche se ci farebbe piacere che fosse così. Ci tranquillizzerebbe. La verità è una continua ricerca. Dobbiamo sempre essere liberi di farci queste domande: in base alla verità nella quale credo, cosa sto facendo? Il mio comportamento quali conseguenze potrà avere per me e per gli altri, e per la società in cui vivo?

E poterci rispondere altrettanto onestamente da avere la forza, se è il caso, di rimettere in discussione il nostro operato, cambiare la nostra posizione, la nostra idea, la nostra verità, quasi come se ci vedessimo agire dall’esterno.

Muoversi tra nichilismo e dogma è difficile.

Non dobbiamo credere che, siccome non esiste la verità assoluta, dobbiamo rinnegare qualsiasi verità né, al contrario, credere che la verità sia un dogma, un simulacro immobile, un altare sul quale sacrificare le verità altrui.

E, purtroppo, di fronte a questo dilemma terribile, non c’è maestro che tenga (Si fa torto ai propri maestri se si rimane per sempre allievi!). Anche i maestri possono essere portatori di verità che possono tradursi in errori. Non per questo dobbiamo diventare cinici. Al contrario, dobbiamo fare in modo che le verità nelle quali crediamo possano sempre essere messe a confronto con la realtà che viviamo giorno per giorno e diventare un valore etico per il nostro comportamento.

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