Montessori: la sua rivoluzione anche nelle aziende

Il modello educativo di Maria Montessori, di cui quest’anno si festeggiano i 150 anni dalla nascita, è stato e continua ad essere rivoluzionario.

Questa donna dalla vita avventurosa, tra volontariato e spinte socialiste, e una personalità forte, autonoma, anche spigolosa, è un esempio di grande capacità innovativa nel ribaltare l’approccio educativo dei bambini, che la scuola tradizionale considerava esseri passivi da rendere obbedienti e sottomessi e che dovevano essere ammaestrati, un po’ come si fa con gli animali.

Maria Montessori

Credere, obbedire, lavorare e combattere

Non bisogna dimenticare – come sostiene Stefano Bartolini, professore dell’Università di Siena, in un suo recente articolo su Il Sole 24 Ore – che la scuola di massa fu progettata proprio in base a precise esigenze quali quelle di svolgere un controllo sociale nei confronti di una società che stava industrializzandosi. L’obiettivo – per nulla occulto – era perciò quello di formare operai e soldati da dare alle imprese e alla patria, che possedessero alcune caratteristiche, molto apprezzate dal mercato del lavoro, oltre che dall’esercito: la capacità di obbedire e svolgere compiti anche umili e ripetitivi senza discutere. Senza pensare autonomamente. Visto che questo era il compito affidato ad altri. Ai capi – pochi – che dovevano guidarli.

Montessori: lasciate liberi i bambini!

La Montessori con il suo progetto capovolse questa idea e mise al centro il bambino. L’aspetto più innovativo fu privilegiare la partecipazione degli studenti, favorire l’autonomia, la creatività, stimolare le loro più profonde motivazioni come l’interesse, la curiosità, il piacere della scoperta. La scuola doveva essere la palestra per il raggiungimento di obiettivi comuni come l’apprendimento, individuale e sociale, attraverso un lavoro di gruppo con materiale didattico realizzato ad hoc, senza voti o test, ma sfruttando la naturale cooperazione tra i bambini, evitando qualsiasi tipo di conflittualità e imparando gli uni dagli altri in modo spontaneo e naturale.

I principi montessoriani sono la chiave per l’apprendimento di qualità e si basano sulla didattica partecipativa, che funziona meglio di quella verticale, costituita da lezioni frontali con professori che fanno domande agli studenti per accertarsi che abbiano capito e alunni che prendono appunti, leggono e studiano sui libri di testo. La pratica partecipativa è invece basata sul lavoro di gruppo su progetti comuni. Sono gli studenti che pongono le domande agli insegnanti e la relazione centrale non è insegnante-studenti ma studenti-studenti, il che sviluppa la loro capacità di cooperare, l’autostima, la disponibilità all’impegno volontario, alla partecipazione alla vita civile.

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2 risposte a "Montessori: la sua rivoluzione anche nelle aziende"

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