Al lavoro ci vorrebbe un amico

Avere degli amici sul luogo di lavoro aiuta a essere felici e a lavorare meglio. Questo è quanto emerge da alcune recenti ricerche realizzate da parte di società di consulenza molto serie come Future Workplace e Virgin Pulse.

Qualche dato significativo:

  • Oltre il 90% dei collaboratori intervistati ha affermato di avere amici in ambito lavorativo
  • Il 70% è convinto che l’amicizia è l’elemento più importante per una vita lavorativa soddisfacente
  • Il 58% sostiene che rinuncerebbe a un lavoro meglio retribuito se ciò significasse non andare d’accordo con i propri colleghi

Secondo un’altra ricerca Gallup, per i collaboratori che affermano di avere un “buon amico” come collega la giornata lavorativa è decisamente più piacevole e più produttiva.

La solitudine del capo

Secondo una ricerca dell’Harvard Business Review, la metà degli amministratori delegati si sente solo nel lavoro che svolge e, molti di loro sono convinti che questo sentimento possa ostacolare in qualche modo le loro prestazioni. Oltretutto, la solitudine è una delle cause principali di stress ed esaurimento nervoso.

Ma come si configura la solitudine a livello di manager? Non certo con l’isolamento fisico! I CEO sono impegnati in riunioni continue e non è sicuramente il contatto con gli altri che manca! Il fatto è che pochi di loro riescono a stabilire legami umani profondi con le persone con cui lavorano.

Con i colleghi diventa difficile perché prevale la competitività, che non sempre è positiva. Lo è quando è legata all’idea di far emergere la parte migliore di sé stessi al fine di raggiungere un obiettivo comune e utile all’azienda. Non lo è quando invece si vuole prevalere (o non perdere) a tutti i costi, motivati da ambizioni personali, egoistiche, anche ricorrendo a sistemi poco corretti.

Il capo che si sente “solo al comando” dovrebbe quindi fare un’analisi di coscienza: relazioni interpersonali scarse o povere sono strettamente legate anche al suo modo di rapportarsi con gli altri.

Daniel Kahneman

Molti CEO sono consapevoli che anche i collaboratori subordinati non amano molto stare con loro. Ricordiamo un vecchio studio (2004) di Daniel Kahneman nato da una ricerca su alcune donne-lavoratrici alle quali era stato chiesto che descrivessero il loro stato d’animo della giornata appena trascorsa.

I momenti di maggiore felicità erano quelli in cui facevano sesso, socializzavano o si rilassavano con amici, parenti, coniugi. I sentimenti più negativi erano invece legati al lavoro, all’accudimento dei bambini e al pendolarismo. Nella classifica delle persone meno gradite al secondo posto c’erano clienti e colleghi ma al primo svettava il capo.

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