Sicurezza psicologica sul lavoro

Cosa significa sicurezza psicologica in azienda? Significa poter lavorare assumendosi le proprie responsabilità, essere liberi di esprimere quando necessario il proprio parere, facendo domande, avanzando idee e proposte o sollevando problemi e criticità, senza il timore che vengano fraintesi, censurati (accusa di disfattismo) o, peggio ancora, restino inascoltati. La sicurezza psicologica in un’azienda esiste quando i colleghi si fidano e si rispettano l’un l’altro. E lo stesso avviene nei confronti dei manager che li guidano.

Eppure non sono molte le aziende dove si respira un tale clima di sicurezza psicologica e la produttività ne risente. Una recente indagine Gallup ha evidenziato che su 10 dipendenti solo tre sono convinti che le loro opinioni contino nel lavoro. Basterebbe che la percentuale raddoppiasse e i costi dell’impresa diminuirebbero del 27%, gli incidenti del 40% e la produttività salirebbe del 12%.

Il problema, insomma, è che le persone in azienda non hanno voce. E se parlano spesso non vengono ascoltate. In molti casi, anziché assumere nuovi talenti, i manager dovrebbero dedicare maggiore attenzione alle persone che già operano in azienda, promuovendo un clima psicologicamente sicuro nel quale i collaboratori si sentano liberi di contribuire con le loro idee, condividere informazioni e segnalare eventuali problemi o errori.

In questi momenti di grande incertezza, a causa della pandemia, la sicurezza psicologica può essere una risorsa decisamente importante. Il libro di Amy C. EdmondsonOrganizzazioni senza paura”, tradotto da Franco Angeli, 2020, lo spiega molto bene. La reticenza, il timore di parlare può essere devastante in determinate condizioni (pensiamo all’ambito ospedaliero) e possono condurre anche al fallimento di un’azienda o danneggiarne gravemente la reputazione (pensiamo agli scandali nel settore automobilistico per i controlli sulle emissioni diesel).

Chiariamo il concetto di sicurezza psicologica in azienda. Non significa che le persone debbano dimostrarsi cortesi e gentili l’una con l’altra, né che debba esserci per forza accordo su tutto. Sicurezza psicologica d’altra parte non è lassismo, per cui ognuno può fare quello che vuole senza tenere conto degli standard di lavoro previsti o dei tempi da rispettare. La sicurezza psicologica si fonda sul senso di responsabilità di ogni collaboratore e può prosperare solo in un ambiente di reciproca fiducia e rispetto.

Amy C. Edmondson

La sicurezza psicologica in sé non basta a garantire elevate prestazioni aziendali ma diventa fondamentale se serve a liberare le persone che vi lavorano da freni o pregiudizi che impediscono di essere franchi, sinceri, aperti e disponibili. Certamente poi il leader deve saper coltivare un clima del genere stimolando l’apprendimento continuo, ispirando obiettivi gratificanti, ascoltando, fornendo feedback, ecc.

Ma cerchiamo di evitare un altro malinteso. La sicurezza psicologica sul lavoro è importante, ma prima di tutto va messa la sicurezza fisica dei lavoratori, per la quale la legge impone all’azienda di adottare precise disposizioni di prevenzione e protezione nel caso di lavori pericolosi e, in questi ultimi tempi, per prevenire il diffondersi della pandemia. Aspetto che ancora sembra purtroppo poco sentito nel nostro Paese, visti i numerosi casi di “morti bianche”.

Le aziende perciò possono diventare organizzazioni senza paura, non perché agiscono in modo avventato o incosciente, ma perché riconoscono i rischi che corrono e li affrontano in modo consapevole.

D’altra parte, con lo svilupparsi del lavoro di gruppo e l’aumento dei cosiddetti “knowledge workers” sarebbe impensabile che possano esistere ancora ambienti di lavoro dove domini la paura o nei quali scarseggi quel clima favorevole che consente alle persone di esprimersi in modo libero, sicure di essere ascoltate, senza timore di apparire ignoranti o scocciatori.

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