Arriva la generation Z: si salvi chi può!

E’ un titolo ad effetto ma in realtà i giovani che appartengono alla generazione Z, cioè quelli nati a metà degli anni Novanta, e che cominciano ora ad affacciarsi al mondo del lavoro, non sono né meglio né peggio di altre generazioni.

Sarebbe sbagliato generalizzare. Certamente, questi giovani hanno delle caratteristiche di cui bisogna tenere conto. Ma non peggiori né migliori delle precedenti. E sono soprattutto gli imprenditori e i manager a doverne tener conto.

Lo spunto ci arriva da un’intervista recente a Clair Kim, che è un’esperta nella valutazione e conservazione dei giovani talenti in ambito organizzativo.

Ecco alcune sue impressioni: “La generazione Z è composta da giovani sinceri e diretti, che possiedono valori sociali molto forti, sensibili ai temi della diversità e dell’inclusione. Se qualcosa non va, lo dicono o lo scrivono sui loro social media. Ma se le cose vanno bene si schierano con convinzione dalla parte dell’azienda per difenderla dalla concorrenza.

La generazione Z è composta da giovani cresciuti nella tecnologia più sofisticata. Sanno valutare quindi se gli strumenti che vengono loro forniti sono funzionali, soprattutto per gli utenti, e aspirano ad avere esperienze più personalizzate ed essere parte attiva nel contribuire ai propri piani di sviluppo.

Credono nella comunicazione, soprattutto in quella diretta. Ma prediligono gruppi ristretti, sottogruppi di lavoro, dove possono esprimere più comodamente i loro pensieri e le loro osservazioni. Vogliono degli imprenditori che incoraggino rapporti a due vie con frequenti feed-back. Non disdegnano sistemi anonimi o sondaggi collettivi per esprimere suggerimenti o critiche senza dover apparire in prima persona. I social media sono per loro un terreno privilegiato.

La generazione Z non ama essere trattata in modo paternalistico. Vogliono essere considerati collaboratori come gli altri e come tutti hanno bisogno di connessione. Per questi giovani la sicurezza psicologica è un fattore molto importante. Vogliono esprimersi liberamente, sapere che le loro idee vengono apprezzate. Reagirebbero negativamente qualora le loro opinioni venissero penalizzate”.

La demografia aziendale cambia. La generazione Z e i Millennial ora rappresentano quasi il 60% dei collaboratori. Anche le politiche aziendali dovranno adeguarsi per offrire flessibilità e vantaggi interessanti.

I nuovi leader dovranno adeguarsi alle nuove generazioni, cioè essere autentici, trasparenti, onesti. Mantenere vive le connessioni con i propri collaboratori, attraverso frequenti check-in, sistemi di touchpoint, ecc. Il posto di lavoro deve diventare un luogo famigliare nel quale tutti possano esprimere il loro parere liberamente, riconoscersi e sentirsi uniti.

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