Jurgen Appelo. Nel suo nuovo libro vince l’agility organizzativa

Un lemming

Perché è utile leggere il libro di Jurgen AppeloPartire, Scalare, Fallire edito da Franco Angeli, 30 euro. Ci sono diverse ragioni ma per me la principale è che Appelo è un tipo simpatico. Io l’avevo scoperto qualche anno fa leggendo una sua recensione molto critica nei confronti di alcuni manuali di grande successo riservati ai manager. Posizione che mi sentivo e mi sento di condividere in pieno. La riporto qui sotto.

Nelle aziende non ci sono “lemming”

Tutti questi libri presumono che l’organizzazione sia una nave piena di lemming (il lemming è un roditore ma in inglese è usato per definire una persona con scarsa personalità, un “pecorone”), che hanno un disperato bisogno di essere guidati. E quella leadership deve essere guidata dal più alto lemming, ovviamente. Il più lemming di tutti! (nota mia!) Non c’è da meravigliarsi che libri del genere si vendano alla grande tra tutti coloro che amano sentirsi superiori agli altri lavoratori. Soddisfa le loro esigenze di status e di potere. Una definizione esatta di questo atteggiamento sarebbe che sollecita la “leadership egocentrica”.

I miei lettori sanno quanto anch’io non sopporti certi atteggiamenti…

Jurgen Appelo

E Appelo prosegue: “Ho la stessa reazione allergica quando sento avanzare il suggerimento che i manager dovrebbero “istruire i loro subordinati””. I manager non possono istruire i dipendenti! Perché la maggior parte dei “superiori” non ha la più pallida idea di come si svolge il lavoro dei propri “subordinati”. Peter Drucker lo aveva già scritto molti anni fa: “I knowledge worker – o lavoratori della conoscenza – devono saperne di più sul loro lavoro di quanto ne sappia il loro capo, altrimenti non sono affatto bravi”.

Appelo, perciò, è dell’avviso che un’organizzazione è un sistema sociale complesso composto da lavoratori della conoscenza. Prendersi cura del sistema e assumere il ruolo di manager è solo un’altra specializzazione, proprio come lo sviluppo, la ricerca, la comunicazione, il marketing. Qualcuno deve pur farlo, questo ”sporco” lavoro. Ma nessuno è superiore a nessun altro. Sono tutti sulla stessa barca.

Ma torniamo al libro. E’ con questo spirito che l’autore affronta un tema delicato come quello delle start-up e del loro sviluppo, attraverso un approccio lean, agile e anche divertente. Non si erge a esperto o guru. Sa prendersi in giro ma nel contempo offre consigli utili e concreti, anche attraverso numerose interviste a gente che ce l’ha fatta ma anche a chi ha fallito.

Uno dei concetti più forti è quello della Product Vision. E’ vero quando si dice che in certe aziende i lavoratori sono tutti impegnati nel loro lavoro ma nessuno sa realmente dove sia indirizzata l’azienda. Ecco, la Product Vision è quello che manca a questi lavoratori: riguarda il futuro, spiega l’obiettivo ambizioso che l’azienda vuole raggiungere. La mission è push, la vision è pull. Prima viene “I have a dream” poi viene “I have a team”!

Appelo descrive il ciclo di vita dei modelli di business come quello della vita umana. Avvio, Spedizione, Formazione, Convalida, Stabilizzazione, Accelerazione, Cristallizzazione, Espansione, Conservazione, Conclusione.

Altro aiuto nello snello manuale di Appelo sono le frequenti domande che aiutano chi legge (startupper o scaleupper) a riflettere su quello che sta facendo. A confrontarsi con i clienti, i loro pain (disagi) e i loro gain (benefici). Fino a capire fino in fondo qual è il valore che si vuole offrire alla clientela. Quello che lui chiama l’Unique Value Proposition. Insomma, la domanda di base è: cosa renderà la soluzione che viene proposta diversa e irresistibile per la clientela?

Per entrare nel mondo di Appelo si dovranno maneggiare con agilità i termini del suo lessico, ricco e articolato. Ma, non sarà difficile seguire l’evoluzione del suo pensiero. Lui non si mette in cattedra, non ha soluzioni pronte, propone idee, illustra scelte compiute nel passato, racconta esperienze, sue e di altri, suggerisce piattaforme, senza enfasi ma con il gusto della creatività, in modo “agile” appunto, che mira a un cambiamento organizzativo di fondo che parta da un management, sempre più snello e ridotto.

Per quanto riguarda la sua idea rivoluzionaria che tra qualche anno saranno i computer a dirigere le nostre aziende ci andrei piano. Se si riuscirà a consolidare la produzione in un insieme di processi che funzionano senza l’essere umano, lo spazio per il lavoro dell’uomo finirà per essere un di più, non giustificato da un punto di vista di convenienza economica. Ci conviene?

Una risposta a "Jurgen Appelo. Nel suo nuovo libro vince l’agility organizzativa"

  1. Ugo Perugini ottobre 10, 2020 / 9:32 am

    Alla nostra preoccupazione finale, Jurgen che ci legge sempre, ha risposto ironicamente in una mail che riportiamo:
    Haha, thanks!
    Don’t take everything I write too seriously. 😉

    Jurgen

    Cioè, non prendere troppo sul serio tutto ciò che scrivo.
    L’avevamo detto che era un tipo simpatico!

    "Mi piace"

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