La serendipità: un aiuto per le aziende nei momenti difficili

Percy Lebaron Spencer

Nel 1945, durante la guerra, un tecnico, Percy Lebaron Spencer, lavorava ai radar per intercettare aerei nazisti. Era vicino a un magnetron, una valvola termoionica, quando si rese conto che una barretta di cioccolato che aveva in tasca si stava sciogliendo. Questo effetto lo incuriosì anche perché faceva freddo e non vi era ragione che il cioccolato si sciogliesse. Fece allora diversi esperimenti rendendosi conto che era il campo magnetico ad alta densità del magnetron ad avere questi effetti, che potevano essere diretti anche ad altri alimenti come popcorn, uova, ecc. Era nata l’idea del primo microonde. E il merito era della serendipità.

Ma cos’è la serendipità?

Horace Walpole

E’ la capacità di fare per caso scoperte inattese mentre si sta facendo altro. Il termine è stato coniato dallo scrittore Horace Walpole (1754) che lo prese da una favola ambientata a Serendip, l’antico nome dell’isola di Ceylon.

La serendipità oggi è diventata anche una qualità ambita dai manager di successo. Almeno questa è la convinzione di Christian Busch, direttore del programma di economia presso il Centro di Affari Globali all’Università di New York, che recentemente (giugno 2020) ha pubblicato il libro “The Serendipity Mindset”.

Cosa dice Busch in sostanza? La serendipità è il risultato di una sensibilità che consente alle persone di individuare e sfruttare connessioni inaspettate e fortuite laddove altri non sono in grado di coglierle. E, secondo l’autore, tutti possono coltivare questa mentalità che, in questi periodi di grandi incertezze per le aziende, diventa una qualità fondamentale.

Non solo casualità

Christian Busch

Va sfatata l’idea che la serendipità sia qualcosa che accade all’improvviso, quasi a nostra insaputa, come un dono che piove dal cielo. Se si analizzano le storie nelle quali il caso sembra abbia agito in modo autonomo, ci si rende conto, invece, che se non ci fosse stata una persona attenta, curiosa, dotata di intuito per cogliere quel determinato evento inatteso e inspiegabile e per interpretarlo come qualcosa di rilevante e significativo (come nel caso del magnetron), non sarebbe accaduto nulla. Tutto sarebbe continuato come prima. O ci sarebbe arrivato un altro dopo di lui.

Le cavie e l’artrite reumatoide

Ma, naturalmente, questa predisposizione non basta. Non basta saper cogliere le particolarità, le stranezze in eventi apparentemente non collegati tra di loro. La serendipità richiede tenacia e impegno per rendere tali inaspettate scoperte razionali, logiche e utili.

Un esempio che l’autore cita è quello di due ricercatori che in laboratori separati avevano osservato strane reazioni su una cavia dopo la somministrazione di un certo enzima (la papaina). Al primo non si era accesa la lampadina, al secondo (Lewis Tomas della New York University), invece, sì e continuò gli esperimenti per capire meglio il fenomeno. Più tardi queste ricerche lo portarono alla scoperta dei fattori che sono all’origine dell’artrite reumatoide.

E’ solo casualità o fortuna? No!

Secondo Busch non è solo questione di fortuna. Oltre ad accorgersi di qualcosa di strano o inspiegabile che sta capitando intorno a noi, occorre avere la curiosità di andare a fondo, di impegnarsi per capire di più, di avere il coraggio di correre eventuali rischi perché potrebbe trattarsi di un semplice abbaglio. Secondo Busch questo atteggiamento si può definire “fortuna intelligente”.

Purtroppo, viviamo in un mondo che sottovaluta l’imprevisto e premia il pensiero lineare e l’illusione del controllo. Ma la vita è fatta di imprevisti. Pensiamo alla recente pandemia. Noi cerchiamo di pianificare le cose in un modo, poi accade il contrario. Alcune persone interpretano questo cambiamento imprevisto come un’opportunità da sfruttare, altri come un disastro. I primi hanno quella che l’autore chiama “mentalità serendipity”, cioè hanno sviluppato la capacità di far fronte agli imprevisti. Gli altri, si limitano a subire le circostanze avverse. A conferma di ciò, si citano le numerose aziende che in questo periodo di pandemia hanno saputo riciclare le loro produzioni.

Ma è possibile creare una “mentalità serendipity”? Secondo l’autore, sì. Seguiteci nel prossimo articolo.

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