Serendipità e “bisociazione”: imprevisti, casualità ed errori

Arthur Koestler

La serendipità è una dote che si addice ai leader? Sembra di sì. Stando a uno studio realizzato dall’Università di Harvard (con Leaders on Purpose, società di consulenza), sembra che la gente si attenda dal leader , oltre alle caratteristiche di guida e indirizzo che gli sono proprie, che sappia affrontare anche le sfide inaspettate e, soprattutto, che sappia trarne vantaggio per l’azienda.

Farsi una mentalità serendipity

Ma, allora, è possibile sviluppare nelle persone una “mentalità serendipity”? Secondo Christian Busch, la risposta è sì. Al centro della serendipità, infatti, c’è il fenomeno della “bisociazione”, cioè la capacità che le persone prestino attenzione agli imprevisti, sia negli avvenimenti importanti sia in quelli che ci sembrano più insignificanti.

Ricordiamo quello che diceva Louis Pasteur: “Il caso favorisce solo le menti preparate!

Arthur Koestler, autore del libro “L’atto della creazione” così definisce la bisociazione: “Prendere due cose, due fatti che non hanno alcun collegamento tra loro e metterli insieme. Se nasce una reazione funzionale, originale e utile, l’esperimento è riuscito!

Fai il funerale al progetto fallito

Affidarsi in questo modo al caso può apparire avventato ai più. Ma, se ci si dispone in modo aperto e creativo i risultati possono essere incredibili. Certo, per farlo in azienda occorre che vi sia un clima favorevole che incoraggi l’assunzione dei rischi e l’impollinazione incrociata delle idee nei e tra i collaboratori. Il che come vedremo non è facile.

Busch, però, non si ferma qui. Anche un progetto fallito, secondo lui, può essere utile. In questo caso, suggerisce al project manager che si rende conto che la sua idea non ha funzionato di celebrare un vero e proprio “funerale” del progetto, chiamando i colleghi, anche di altri settori, a capire perché ciò è accaduto e se da questa esperienza è possibile ricavarne degli insegnamenti utili.

Qui si rasenta la fantascienza, perché un manager che ammetta pubblicamente i propri errori in questo modo sembra davvero impensabile (almeno in Italia)!

Eppure, accade. In una azienda dove erano stati realizzati rivestimenti per vetri non riflettenti per cornici, rifiutati dal mercato, dalla discussione post-mortem del progetto nacque l’idea di utilizzarli nella realizzazione di pannelli solari, con ottimi risultati.

Il prossimo articolo sarà on line tra due giorni. Continuate a seguirci.

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