Chi sei tu? Quello che lavora o quello che si prende il merito?

Maria Montessori

Ci sono solo due tipi di persone: quelli che fanno il lavoro e quelli che ne prendono il merito. Bisogna essere nel primo gruppo: tra l’altro è il meno affollato e con poca competizione. E’ una frase del Mahatma Gandhi che sosteneva anche che fosse necessario evitare la tentazione “di vestire le piume del pavone”. Cioè, di cadere nella lusinga del potere per il potere.

A questo proposito, dice bene “Mephisto Waltz” su “Il Sole 24 Ore” del 27 settembre 2020:

La crisi di classe dirigente che affligge oggi il Bel Paese, prima fonte del declino pre-Covid, ha origine soprattutto da qui: i vertici aziendali incapaci, piazzati in comodi uffici sulla cui porta andrebbe scritto: “Qui giace il Dottor Tal dei Tali” che sopravvive grazie alla presenza di tanti bravi giovani. Loro fanno molto bene il lavoro più duro, ma nessuno li fa emergere”.

Ma da dove viene la spinta dell’uomo al potere? Dalla paura di vivere

Secondo Roberto Cataldi nel suo libro “Il fascino del potere”, Armando Editore, 1999: “La spinta verso il potere nasce dal desiderio di superare una profonda insicurezza, una immensa paura di vivere. Questa paura avvolge sia chi detiene il potere sia chi lo subisce: l’uno la esorcizza attraverso l’esercizio onnipotente che gli proviene dal controllo sulle persone e sulle cose; l’altro, ricercando una figura di affidamento che lo liberi dall’incubo dell’incertezza e dell’impotenza”.

Per superare questa insicurezza e questa paura di vivere, bisognerebbe cominciare da bambini. Allora, aveva ragione Maria Montessori, di cui abbiamo già parlato, quando diceva che i piccoli devono vivere in un ambiente caldo di sentimento affettivo. In questo modo, essi:

respirano rispetto, disponibilità ad essere aiutati, accoglienza, sono riconosciuti nei loro bisogni, nei loro talenti e per quello che ognuno di loro fa e dà. Imparano a conoscere se stessi, a dar nome a desideri, sentimenti, emozioni; apprendono anche a riconoscere e a porre attenzione ai bisogni degli altri, a costruire legami, a convivere”.

Un’altra condizione nella quale la vita dei bambini si espande è il costruire legami e l’amore per l’ambiente. Ambiente che Montessori auspica: “calmo e pacifico”, perché così il bambino respira una vita di pace, perché sono eliminate le condizioni di repressione, oppressione, omologazione, di conformità ad un modello, di imposizione della volontà del più forte sul più debole, di esasperata competizione, di lotta per il possesso e si aprono le porte al rispetto, alla collaborazione, all’attività, al fare. Un’altra condizione nella quale si espande la vita dei bambini, accanto alla libertà e al costruire legami, è la pace, “mezzo e fine dell’educazione”.

Ed allora si manifesta il “nuovo bambino” con i suoi caratteri psichici naturali: “laborioso, riflessivo, autonomo, gioioso, disciplinato, amante dell’ordine, osservatore ed esploratore dell’ambiente, sereno, con fiducia in se stesso, competente”.

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