Uguaglianza di genere sul lavoro. Perché non cominciare dagli uomini?

Le donne sono svantaggiate sul posto di lavoro in molti modi. Lo sappiamo, purtroppo. A cominciare dalla differenza nella retribuzione, a parità di compiti e di responsabilità, fino alle molestie sessuali e alla difficoltà di venire promosse quando se lo meritano, in modo equo e tempestivo. Il famigerato “soffitto di cristallo”.

Le numerose organizzazioni che operano per risolvere il problema della parità di genere si concentrano esclusivamente sulla necessità che il cambiamento debba partire dalle donne, escludendo così gli uomini. Questo spesso rafforza la percezione che si tratti di un problema tutto “al femminile” e che gli uomini, che invece sono la parte interessata, in quanto hanno più potere nelle diverse organizzazioni, non debbano essere coinvolti.

Come mostrano due esperti del fenomeno, David G. Smith, professore di psicologia, e W. Brad Johnson, docente di sociologia, nel libro intitolato “Good Guys: How Men Can Be Better Allies for Women in the Workplace” (Bravi ragazzi. Come gli uomini possono essere alleati delle donne sul posto di lavoro) – scritto a quattro mani ed edito pochi giorni fa dalla Harvard Business Review Press – gli uomini hanno una grande opportunità per promuovere l’uguaglianza di genere sul lavoro.

La ricerca mostra che quando gli uomini sono deliberatamente impegnati in programmi di inclusione di genere, il 96% delle donne in quelle stesse organizzazioni percepisce progressi reali sull’uguaglianza di genere, rispetto a solo il 30% delle donne in organizzazioni senza un forte coinvolgimento maschile.

Good Guys è un libro che cerca di fornire una guida sul modo in cui le donne dovrebbero riuscire a crearsi un alleato maschile sul posto di lavoro. Vengono riportate testimonianze di prima mano di uomini e donne, oltre a suggerimenti per capire come gli uomini possono collaborare con le donne al fine di promuovere la leadership femminile, rompendo gli stereotipi di genere radicati, superando i pregiudizi inconsci, sviluppando e sostenendo le donne di talento, creando rapporti di lavoro produttivi sempre più efficienti, superando la visione di un mondo #MeToo.

Da sinistra David G. Smith e W. Brad Johnson

A livello globale, la maggior parte degli uomini sostiene l’uguaglianza di genere e crede, in buona fede, di fornire un contributo significativo. Ma, mentre alcuni uomini fanno la loro parte quando si tratta di impegnarsi personalmente – svolgendo azioni di tutoraggio, mentoring e aiuto professionale a sostegno della carriera delle donne – pochi in realtà si impegnano pubblicamente, sfruttando il ruolo che occupano e il potere di cui dispongono per fare in modo che le donne sul posto di lavoro possano raggiungere l’equità, la dignità, il rispetto che meritano.

Forse, questo spiega i risultati di certe statistiche che mostrano che il 77% degli uomini crede di fare tutto il possibile per sostenere l’uguaglianza di genere, mentre soltanto il 41% delle donne è d’accordo. Ciò significa che bisogna pretendere di più dagli uomini, i quali devono cambiare i loro atteggiamenti nei confronti delle donne, senza timore di impegnarsi a denunciare pubblicamente comportamenti scorretti, qualora ne siano testimoni.

Che qualcosa stia cambiando, lo sta dimostrando il comportamento degli uomini durante la pandemia. Molti di loro si sono resi conto, ad esempio, di quanto sia impegnativo il lavoro domestico e come sia necessario il loro contributo, alleggerendo così l’impegno esclusivo affidato tradizionalmente alle donne.

D’altra parte, suddividersi i compiti del menage casalingo equamente tra i coniugi, è anche un esempio importante nei confronti dell’educazione dei figli, ma soprattutto delle figlie, che, quando costituiranno una propria famiglia, avranno più probabilità di poter raggiungere gli obiettivi ai quali aspiravano, senza dover rinunciare alla propria carriera.

Non perdete domani e dopo il commento di Daniela Bandera, Presidente Nazionale EWMD – European Women’s Management Development

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