Fingiamo di sapere, sapendo di fingere

Alla fine, dobbiamo riconoscerlo, sappiamo ben poco. L’unica cosa sicura è che abbiamo bisogno degli altri per vivere. Bisogna ricordarsene sempre.

Il rapporto tra l’uomo, il lavoro e la competenza non è così semplice come si può pensare. Partiamo da un esempio che dovrebbe chiarire le cose.

L’uomo non è un castoro

Il castoro è un animale che sa costruire una diga. Non c’è bisogno che qualcuno glielo spieghi: è nella sua natura. D’altra parte, anche se volesse non saprebbe assolutamente costruire un ponte. Non è libero di scegliere. L’uomo, al contrario, è libero in questo senso, in quanto può decidere se costruire una diga o un ponte. O di non costruire nulla.

Il problema sorge perché, mentre il castoro per costruire una diga segue un programma che ha dentro di sé (innato), per l’uomo la cosa è diversa. Se vuole costruire una diga deve seguire un percorso piuttosto complesso: prima imparare a comprendere una lingua, poi studiare come si progetta una diga, e se la vuole realizzare concretamente, convincere qualcuno che lui è in grado di costruirne una.

Le relazioni sociali sono la base dell’umanità

Cosa significa questo? Che il singolo individuo da solo non può fare nulla, ha bisogno delle relazioni sociali con altri uomini. Non solo. L’insieme di questi rapporti (istruzione, produzione, collaborazione, ecc.) costituisce la struttura della società, ovvero la base su cui poi si costruisce la sovrastruttura giuridica e politica e che alla fine determina la coscienza sociale delle persone.

D’altra parte, non hanno torto gli scienziati cognitivi Steven Sloman e Philip Fernbach quando sostengono che gli uomini hanno costruito una società con tecnologie molto complesse ma che la maggior parte di loro non sa nemmeno come funziona una penna o un gabinetto.

Alla fine, gli uomini sanno molto poco

Riportiamo in sintesi la loro posizione: “Noi sopravviviamo e prosperiamo nonostante i nostri difetti mentali perché viviamo in una comunità ricca di conoscenze. La chiave della nostra intelligenza sta nelle persone e nelle cose che ci circondano. Attingiamo costantemente alle informazioni e alle competenze archiviate al di fuori delle nostre teste: nel nostro corpo, nel nostro ambiente, nei nostri beni e nella comunità con cui interagiamo, e di solito non ci rendiamo nemmeno conto che lo stiamo facendo. La mente umana è sia brillante che patetica. Abbiamo dominato il fuoco, creato istituzioni democratiche, siamo stati sulla luna e sequenziato il nostro genoma. Eppure ognuno di noi è incline all’errore, a volte irrazionale e spesso ignorante. La natura fondamentalmente comune dell’intelligenza e della conoscenza spiega perché spesso presumiamo di sapere più di quanto sappiamo realmente, perché le opinioni politiche e le false credenze sono così difficili da cambiare e perché gli approcci all’istruzione e alla formazione orientati all’individuo spesso falliscono”.

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