Il terzo settore e il Papa

Riportiamo, riprendendola da “Il Sole 24 Ore” di domenica 22 novembre, una affermazione di Papa Francesco (nel suo intervento al Summit “Economy of Francesco” di Assisi) che ha creato alcune perplessità, in quanto, almeno apparentemente, sembra mettere in discussione il ruolo del terzo settore, assimilandolo ai modelli filantropici in stile americano (vedi Fondazione Bill Gates, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo).

Ecco quel che dice il Papa: “Non basta neppure puntare sulla ricerca di palliativi nel terzo settore o in modelli filantropici. Benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare”.

Stefano Zamagni

Abbiamo chiesto al prof. Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, come valuta questo intervento di Papa Francesco. Ecco la sua risposta: “Non dobbiamo dare alle parole del Papa un senso che non hanno. Bisogna sempre riferirsi al Papa tenendo conto delle sue posizioni ufficiali e, soprattutto, delle sue testimonianze, dei suoi esempi di vita. Nel caso specifico, il Pontefice non ha voluto mettere in dubbio la rilevanza del terzo settore come realtà della società civile che si colloca in modo strategico tra istituzioni statali e imprenditoria privata. Ha voluto rimarcare la necessità che il ruolo del terzo settore non venga utilizzato solo in chiave assistenzialistica ma rappresenti una concreta forza di cambiamento strutturale della società. In altri termini, il terzo settore non va considerato un soggetto aggiuntivo, di cui servirsi quando occorre come nel caso del volontariato, ma di cui si può fare a meno, come si fa con certi modelli filantropici di stampo nord-americano. Il ruolo del terzo settore deve essere proattivo, in grado di opporsi concretamente a quelle che Giovanni Paolo II ha chiamato strutture di peccato – cioè le regole del gioco economico e finanziario che producono effetti perversi a prescindere dalle intenzioni e dai comportamenti dei soggetti coinvolti. Infine, il terzo settore deve rappresentare un fattore di trasformazione della società, agendo sulla cultura dominante nel senso di affermare il principio di fraternità.

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