Lo stress sul lavoro. Oltre la pandemia

Si parla sempre più spesso di fattori di stress in ambito lavorativo legandoli a problemi riguardanti la pandemia. Alcuni fatti sono collegabili direttamente a questo evento che destabilizza un po’ tutti, quali: l’aumento del carico del lavoro, le condizioni operative più difficili dovute anche all’applicazione delle norme precauzionali e di tutela previste dal Covid, l’incertezza per la carenza o la mancanza di informazioni e, più in generale, il clima di tensione e paura che avvolge il futuro della propria attività.

Contemporaneamente rischiano di accentuarsi anche altri fattori di stress che erano già presenti prima ma che in una atmosfera tesa possono produrre situazioni più complesse da gestire, in quanto percepiti in molti casi come fisicamente e psicologicamente ancora più minacciosi. Intendiamo, in genere, tutte le costrizioni, gli attriti e i conflitti interpersonali che impediscono che i lavoratori compiano un buon lavoro, senza eccessive pressioni e con uno stato d’animo disteso e in armonia.

Ne elenchiamo alcuni qui di seguito che possono tradursi in vere e proprie azioni di mobbing:

  • Interferenze o ingerenze nel nostro lavoro da parte di qualcuno.
  • Mancanza di risorse o informazioni di cui c’è bisogno per compiere il lavoro.
  • Qualcuno si prende il merito del nostro lavoro.
  • Qualcuno fa un commento negativo riguardo la nostra intelligenza o competenza.
  • Siamo oggetto di pettegolezzi e gossip.
  • Siamo stati esclusi da un evento lavorativo o da un evento sociale.
  • Non ci viene più rivolta la parola.
  • Gli altri non ci comunicano situazioni di pericolo o cambiamenti importanti
  • Ci hanno rifiutato un permesso o, peggio, un aumento o una promozione senza valide ragioni.

Sono soltanto alcuni esempi, naturalmente. Se ne potrebbero fare molti altri. Però, si tratta di grandi e piccoli stress che innescano reazioni emotive spiacevoli nelle persone, molto spesso di rabbia o ansia. Da lì, queste tensioni si trasformano in stress.

In certi casi, lo stress porta ad azioni costruttive finalizzate a far fronte allo stimolo, come prendere iniziative per ottenere, per esempio, le informazioni che sono necessarie da qualcun altro che non le ha fornite.

Ma più spesso la risposta allo stress è semplicemente reattiva: di attacco o fuga. E di conseguenza, accanto al disimpegno e alla delusione, emergono conseguenze fisiche non secondarie come l’aumento dell’adrenalina, della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca – con le conseguenze sulla salute che ne derivano.

I leader, dal canto loro, devono raddoppiare l’attenzione su questi momenti e intervenire con rapidità e diplomazia. Ignorare situazioni del genere potrebbe essere molto pericoloso e, soprattutto, difficile da risolvere, se dovessero degenerare. Soprattutto in questi tempi piuttosto complicati.

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