Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo

La pandemia crea disagio psicologico. E’ una verità ormai assodata. Sia per chi ci è passato – cioè ha avuto il Covid e ne è uscito indenne – sia per chi teme di caderne vittima. Si manifesta con problemi di ansia, in modo diretto per il fatto che il nemico – il virus – è sconosciuto e subdolo, o perché ne abbiamo sperimentato su di noi o su congiunti e amici la sua virulenza; in modo indiretto, a causa dei media e dei social che ci espongono a un continuo flusso di notizie per nulla tranquillizzanti e, soprattutto, molto contraddittorie. Questo secondo tipo di pandemia è stata definita infodemia.

Esiste anche un’altra forma di ansia molto insidiosa, quella da reclusione, che è durata fino a che è stato imposto il lockdown, ma che, una volta conclusa la clausura forzata, ha lasciato strascichi altrettanto imprevedibili, come, ad esempio, la sindrome della capanna, che è il suo esatto contrario. Cioè la difficoltà a tornare alla vita normale di ogni giorno, di uscire tra la gente, di avere relazioni con altri e il desiderio di rimanere dentro le mura di casa, alla ricerca di maggiore protezione.

Sballottati tra queste emozioni contrastanti, le persone finiscono in una specie di “limbo”, cioè, rifacendoci alla descrizione dantesca, in una zona posta sull’orlo della voragine infernale, in bilico tra pena e beatitudine; nel nostro caso specifico, queste persone provano un sentimento di incertezza e insicurezza, vivendo, tra spinte opposte come paura e speranza, in una condizione paralizzante e oltremodo frustrante, di immobilità e sospensione.

La notizia negativa è che da questa condizione non ne usciremo tanto presto. Abbiamo superato, bene o male, la seconda ondata pandemica, saremmo tentati di lasciarci alle spalle questa esperienza, ma non ci è possibile farlo perché aspettiamo, fatalisticamente, che arrivi la terza. Un’altalena di sentimenti difficile da controllare a livello psicologico – tra l’incertezza del futuro e l’attesa di un vaccino efficace – che condiziona la nostra vita familiare, lavorativa, affettiva. Quando prevalgono in noi tensioni di questo tipo e un senso diffuso di spaesamento, non avendo più riferimenti precisi a cui aggrapparsi, aumentano le difficoltà di concentrazione e subentrano anche i disturbi del sonno. Ci sentiamo più stanchi e facciamo fatica a recuperare le energie.

Se ci può consolare, di queste ansie ne soffrono tutti, soprattutto gli adulti, con una certa prevalenza delle donne, ma anche i più piccoli che si rendono conto come si siano allentate le difese che potevano essere garantite dai loro genitori.

Cosa fare per superare questa difficile situazione? I consigli sono abbastanza ovvi. Cercare di non isolarsi, continuare a coltivare le proprie relazioni sociali, prendersi cura di se stessi e degli altri, dedicarsi alle attività che più ci piacciono e ci danno soddisfazione, condurre un sano stile di vita, cercare di scaricare le tensioni accumulate durante la giornata attraverso esercizi fisici, ascoltando musica, rilassandosi. E se questi accorgimenti non bastano, potrebbe essere necessario rivolgersi a uno specialista, uno psicoterapeuta che possa aiutarci a trovare adeguate soluzioni nella gestione dello stress.

Una risposta a "Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo"

  1. amleta dicembre 30, 2020 / 1:56 am

    Non credo di avere questa sindrome. Non vedo l’ora di tornare in mezzo al casino e tra la folla, tra gente chiassosa e di avere buona compagnia, di poter uscire la sera, di andare agli eventi e poter vivere do nuovo gome prima. Odio stare a casa. Odio il nifo e la capanna. Preferisco stare all’aperto con gli altri 😉

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