Anziani: avere uno scopo nella vita fa vivere di più e meglio

Gli anziani che pensano di avere ancora uno scopo nella vita presentano una minore probabilità di morire per malattie cardiache, patologie circolatorie e digestive e maggiori probabilità di vivere più a lungo. A evidenziarlo è uno studio che ha seguito quasi settemila persone ultracinquantenni per più di dieci anni svolto presso l’University of Michigan School of Public Health, negli USA, è stata pubblicata da JAMA Network Open.

Lo studio

Nella ricerca che ha riguardato 6.985 persone, i partecipanti dovevano completare un sondaggio valutando, su una scala da uno a sei, diverse situazioni come:

“mi piace fare progetti per il futuro e lavorare per renderli realtà”,

ù“le mie attività quotidiane mi sembrano spesso banali”

“vivo la vita giorno per giorno e non penso al futuro”

I punteggi più alti ottenuti indicavano persone che avevano uno scopo nella vita. Confrontando coloro che avevano ottenuto un punteggio più basso con quelli che ne avevano uno più alto, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti con punteggi più bassi avevano 2,66 volte in più di probabilità di morire per problemi cardiaci e circolatori, rispetto ai partecipanti con i punteggi più elevati. Infine, le persone con i punteggi più bassi avevano anche il doppio delle probabilità di morire di problemi a livello dell’apparato digerente.

Quelli che possono essere considerati degli scopi nella vita, in realtà, variano da persona a persona. “Comunità, successo, reputazione, relazioni, spiritualità, gentilezza”, sono tutte cose che possono alimentare gli scopi della vita di una persona. Dunque non c’è una definizione specifica universale.

Altri studi hanno dimostrato che avere pochi scopi nella vita è associato a più elevati livelli di marcatori infiammatori e ormoni dello stress, mentre un altro studio ha evidenziato che avere uno scopo (ikigai, vedi il nostro precedente articolo sull’argomento) sarebbe associato a una maggiore lunghezza dei telomeri.

Telomeri

I telomeri potrebbero essere assimilati a degli orologi biologici: in seguito alla riproduzione cellulare, la loro lunghezza si riduce progressivamente fino a quando non riescono più a esplicare la loro funzione protettiva nei confronti dei cromosomi. Le cellule quindi non riescono più a riprodursi correttamente, invecchiano e muoiono.

I neuroni che si attivano insieme, si collegano insieme

Per gli scienziati questo è un principio ormai appurato e in sostanza significa che se si prosegue nella stimolazione intellettuale, la perdita numerica di neuroni, inevitabile, non si traduce in perdita di funzionalità perché il “sistema cervello” trova il modo di generare nuove connessioni, mentre se l’attività di coltivazione cessa, le sequenze neuronali si spezzano e non si ricostituiscono.

E’ anche importante che l’attività sia sostenuta da un contesto emotivo sfidante (novità, competizione, tempi ridotti…) perché così si stimola la produzione di noradrenalina e altre sostanze utili a generare questo processo.

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