La crisi del liber(al)ismo come ideologia vincente

Lo statalismo sul continente europeo e l’antropologia egoistica del liberalismo in vista di un individualismo metodologico non ci fanno accostare al bene comune. L’attuale assetto liberal-democratico ha realizzato un compromesso tra il mercato (momento egoistico) e lo Stato (momento collettivo con l’obiettivo dell’uguaglianza e della pari opportunità) che, però, nei nostri giorni rivela crescenti fallimenti irreversibili nell’Unione Europea.

Ci preme di aggiungere due spiegazioni:

a) alla connotazione del mercato: il capitalismo liberista si è distaccato notevolmente dalle origini che lo hanno ideato e ispirato, cioè dall’etica protestante. Riguardo all’egoismo si deve notare che il liberalismo moderno che si è nutrito delle idee del diritto naturale illuminista, che a sua volta fonda le radici nella tradizione greco-romano-giudaico-cristiana, si è pervertito nel liberismo “drogato”. Quest’ultimo oramai impossibilita il dispiegarsi della stessa libertà dotata di senso e mostra fenomeni caotici e autodistruttivi. Rispetto alla componente
b) dell’ uguaglianza garantita dallo Stato giova notare che il progetto del welfare state quasi unanimemente è già considerato fallito e non se ne è ancora trovata un’alternativa valida e percorribile.

(da: Jànos Frivaldszky, “L’antropologia e i principi del buon governo”, Università Cattolica Pázmány Péter, Budapest)

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