Paolo Iacci, alla ricerca della competenza perduta

Quello di Paolo Iacci, che denuncia il progressivo, strisciante propagarsi dell’ignoranza nel nostro Paese, non è un libro tranquillizzante. Dovrebbero leggerlo tutti, compresi quelli a cui è proprio destinato, cioè i nuovi ignoranti o quelli che l’autore definisce analfabeti funzionali.

Purtroppo in Italia non si legge molto, in special modo i saggi, e non sarà facile che il messaggio arrivi a destinazione. Però, è giusto e onesto provarci come fa Iacci perché se l’andazzo continua potremmo trovarci in un punto di non ritorno, in una zona grigia nella quale impreparazione, superficialità, pressapochismo potrebbero prevalere sullo spirito critico, sulla competenza.

Ma chi sono gli analfabeti funzionali? Chiariamo subito il concetto: sono persone che sanno leggere, fare di conto ma non dispongono o non usano le abilità che servono a capire la società con spirito critico. Cosa fa l’analfabeta funzionale? Banalizza temi complessi attraverso slogan semplicistici, minimizza e impoverisce il dibattito usando preconcetti o riconducendo le informazioni alla propria esperienza diretta.

Non ascolta. Non ama essere contraddetto. E’ sospettoso, vede dovunque complotti a suo danno, è scettico nei confronti di qualsiasi autorità, ma disponibile a lasciarsi condizionare, soprattutto tramite web, dagli influencer che non hanno esperienze e conoscenze particolari ma forniscono futili modelli culturali basati sul consumo. E scambiano la furbizia con l’intelligenza, l’informazione con la conoscenza, l’estetica con la personalità. Avete riconosciuto qualche persona in questa descrizione?

Altre domande alle quali il libro cerca di rispondere. Perché gli ignoranti o analfabeti funzionali tendono ad essere sempre più arroganti, sicuri di sé? Perché hanno molto meno dubbi rispetto alla persona che è più competente. Darwin sosteneva che “l’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”, e Confucio ben prima aveva detto: “Chi conosce tutte le risposte, non si è fatto tutte le domande”.

Paolo Iacci, che è presidente nazionale dell’AIDP Promotion, docente di gestione delle risorse umane all’Università degli Studi di Milano, cosa ne pensa dell’ignoranza sul posto di lavoro?

La sua posizione è piuttosto chiara. Ecco un passo rivelatore del suo libro, “Sotto il segno dell’ignoranza. Con un’intervista a Umberto Galimberti”, Egea Editore, 22 euro: “Talvolta anche i luoghi di lavoro sono pieni di ignoranti presuntuosi. In alcuni casi, l’ignoranza può essere scambiata per fedeltà e perfino per un atteggiamento più motivato e convinto.

Tante volte, l’ignorante tracotante fa più carriera dell’esperto: è più risoluto e deciso, non ha dubbi su dove andare, prende per buona ogni cosa che gli viene propinata. Ovunque si parla molto di meritocrazia, ma in realtà molte volte chi è competente ma critico risulta di difficile gestione, per cui si preferisce una persona meno competente ma più arrendevole o semplicemente più fidata”.

Solo piccoli accenni ma dai quali si capisce che il lavoro di Iacci è utile per aiutarci a comprendere la società in cui viviamo. L’autore non nasconde un po’ di scetticismo, ma non mancano neppure speranze per il futuro, soprattutto se avremo fiducia in una umanità più ragionevole, non preda degli istinti e dell’egoismo e in grado di trovare nella libertà di pensiero e di espressione la forma più alta di convivenza sociale.

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