Il potere gerarchico spiegato da Michela Murgia

Michela Murgia

Nel suo ultimo libro “Stai zitta”, edito Einaudi, 13€, Michela Murgia affronta il rapporto tra uomo e donna sotto diverse chiavi interpretative, compresa quella del lavoro, anche se si sofferma particolarmente sul legame tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo.

Un libro che tutti dovrebbero leggere.

A noi, tra le altre cose, è piaciuta una definizione davvero azzeccata del potere gerarchico, sul quale come sanno i nostri lettori, riflettiamo da tempo. Vi riproponiamo alcuni stralci perché queste considerazioni non valgono soltanto per le donne in carriera ma per tutti.

Detenere il potere in un sistema gerarchico è un processo di natura sottrattiva: per averlo bisogna portarlo via a qualcuno, che però se ne sentirà defraudato e agirà facendo tutta la guerra che può.

Chiunque abbia ricoperto incarichi di potere sa per esperienza che una gran parte delle energie non va spesa a esercitarlo, ma a difenderlo. Il rapporto suggerito è quello del debole col forte, una visione selvaggia che riproduce le dinamiche di un branco animalesco, con soggetti alpha a dominarlo e tutti gli altri gregarizzati e sottoposti all’obbedienza.

Coloro che hanno accesso ai luoghi di comando e agiscono secondo questa idea di potere si fanno carico del mantenimento di un modello che è lo stesso che li ha oppressi, rinunciando a trovare una modalità che consenta di esercitare il potere con qualcuno, invece che contro qualcuno.

Per emanciparsi davvero occorre essere capaci di mettere in discussione il modello di potere, la matrice schiacciante del meccanismo di cui ci si è appropriati, perché arrivare dove puoi schiacciare a tua volta non è una rivoluzione: è complicità.

Che cos’è la leadership bellicosa

Altra bella definizione di leadership da parte di Michela Murgia:

Esiste […] la tendenza a privilegiare gli uomini nei ruoli di comando, perché la capacità di prendere decisioni è pregiudizialmente associata al sangue freddo, al raziocinio, alla competitività e qualche volta, se non proprio alla stronzaggine, di certo alla spietatezza.

Dietro questa idea non c’è solo un concetto sbagliato del femminile, ma anche della leadership, espressa come carisma muscolare, capacità di controllo dominante e come un’attitudine essenzialmente bellicosa. In questo quadro, le cosiddette soft skills – le competenze morbide, cioè la capacità di fare rete con gli altri, motivare ed esortare, dirimere conflitti ed empatizzare – sono ascritte alla categoria del servizio, non del comando.

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