La ripresa dopo la pandemia si chiama “desiderio”

Il Censis nell’ultimo rapporto 2020 definisce il nostro Paese “una ruota quadrata che gira a fatica”. Cresce nel nostro Paese la tendenza all’inerzia, alla passività, al disimpegno, allo scetticismo. Nessuno, specialmente i giovani, sembra più disposto a mettersi in gioco.

Possibile che la crisi che sta attraversando la nostra società, con l’incapacità, soprattutto da parte dei giovani, di avere nuovi progetti, di immaginare un futuro diverso, di essere disposti a rischiare per costruirlo, possa in estrema sintesi riferirsi alla carenza di un sentimento, tutto sommato piuttosto basilare, come il desiderio?

Che cosa è il desiderio in realtà?

E’ qualcosa che nasce al nostro interno, che ci spinge verso nuove imprese. Il desiderio è qualcosa di diverso e di più dal mero soddisfacimento dei bisogni primari.

Quando nasce, l’essere umano subisce un passaggio traumatico piuttosto spiacevole, in quanto, sin dal primo respiro, sente l’esigenza di soddisfare alcuni bisogni di base, primari e naturali che gli garantiscono la sua sopravvivenza e si accorge che non gli vengono più soddisfatti automaticamente come quando era all’interno della pancia della sua mamma. Per alcuni di questi bisogni deve arrangiarsi da solo (respirare), per altri (mangiare, ad esempio) è costretto a chiedere a chi gli sta intorno con l’unico strumento di cui dispone (il pianto).

A questa fase in cui, appunto, prevale il bisogno, accompagnato dal piacere quando questo viene soddisfatto, si sostituisce la fase in cui emerge, in tutta la sua drammaticità, la domanda. E’ questo, infatti, il momento in cui l’essere umano entra nel mondo e chiede aiuto all’altro (in particolare madre e padre), che principalmente si concretizza in una richiesta di attenzione, ma soprattutto di amore, in grado di fargli superare il trauma della beatitudine perduta per sempre.

Dal bisogno al desiderio

In questo momento iniziale, esiste ed è forte ancora la dipendenza nei confronti delle persone alle quali chiede aiuto ma, a poco a poco, il bambino cresce, diventa giovane e adulto, si emancipa, creando una distanza, una autonomia sempre più ampia rispetto all’altro. E comincia a capire che questo distacco, che crea comunque in lui sempre una sensazione di assenza, di mancanza, produce di riflesso una spinta positiva che lo coinvolge e di cui è profondamente consapevole.

Lacan sottolinea in modo molto preciso che “il desiderio inizia a prendere forma nel momento in cui la domanda si separa dal bisogno”. Insomma, il desiderio per esistere deve emanciparsi dai bisogni che possono essere soddisfatti dai consumi, e aspirare a qualcosa di più, qualcosa di cui si sente la necessità ma che ancora ci manca e che non può essere soddisfatto dagli altri.

Il desiderio, infatti, è quel sentimento che ci rende persone uniche. Che fa di noi dei soggetti in grado di decidere quello che è meglio per noi, quello che vogliamo per essere felici. Nel desiderio c’è anche tutta la necessità vitale del sapere e della conoscenza. Quella voglia incoercibile che chiede di essere messa alla prova, verificata, confermata dalla realtà.

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