La gentilezza non avrà futuro. Vincerà l’ipocrisia?

Dal libro di Branko MilanovicCapitalismo contro capitalismo” riportiamo alcune riflessioni che possono apparire esagerate ma che, forse, non lo sono del tutto. Ecco alcuni passaggi dal libro (i titoletti sono nostri).

Investire nell’essere gentili costa

Lo sforzo che richiede è giustificato dall’aspettativa che questa gentilezza sarà ricambiata. Ma se la persona con cui interagiamo oggi, fra un mese sarà da un’altra parte, a che cosa serve essere gentili? È tutta fatica sprecata. Lo stesso ragionamento, ovviamente, vale per l’altro: perché dovrebbe interessarsi a noi se sta già pensando al prossimo lavoro?

La logica dell’essere gentili va oltre la logica del mercato

Non è vero come dice Mason che la mercificazione ci viene imposta dalle aziende (…) La verità – secondo Milanovic – è che partecipiamo volentieri, con ardore persino, alla mercificazione perché, attraverso la lunga socializzazione nel capitalismo, le persone sono diventate macchine calcolatrici in chiave capitalistica. Ognuno di noi è diventato un piccolo centro di produzione capitalistica, che assegna prezzi impliciti al proprio tempo, alle emozioni e alle relazioni familiari.

Questo sistema (…) mette su un piedistallo la corsa ai soldi

La possibilità di scambiare il proprio spazio personale e il proprio tempo con profitto è quindi vista sia come una forma di empowerment sia come un passo verso l’obiettivo ultimo di acquisire ricchezza. Rappresenta quindi il trionfo del capitalismo.

Branko Milanovic

I legami personali si indeboliscono: basta pagare. Addio alla gentilezza!

Una maggiore mercificazione ha spesso indebolito i legami personali e a volte ci ha resi più insensibili, perché la consapevolezza che ogni piccolo problema fastidioso si può risolvere – basta pagare – ha reso più profondo il distacco dai nostri vicini e familiari. Pertanto, vivendo in un ambiente sempre più mercificato in cui le interazioni sono transitorie e discontinue, lo spazio in cui possiamo assumere un comportamento collaborativo «positivo» si riduce. Quando arriveremo al punto in cui tutti saremo diventati agenti in transazioni una tantum, non ci sarà più posto per la gentilezza disinteressata.

Proprietà e interesse personale su tutto a scapito della moralità e della felicità

Il capitalismo è riuscito a trasformare gli esseri umani in macchine calcolatrici dotate di esigenze illimitate (…) facendo appello all’interesse personale e al desiderio di possedere la proprietà, di organizzare le persone in modo che riuscissero, in modo decentralizzato, a creare ricchezza e ad aumentare di molte volte il tenore di vita dell’essere umano medio sul pianeta… Ma questo successo economico ha reso più acuta la discrepanza fra la capacità di vivere meglio e più a lungo e la mancanza di un corrispondente aumento della moralità, o anche della felicità.

La gentilezza diventa solo ipocrisia? Vincono le “mezze verità”

Questa raffinatezza esteriore si è realizzata, ma c’è stato un prezzo da pagare: le persone sono sempre più guidate dal solo interesse personale, anche in molte questioni comuni e personali. Lo spirito capitalista, testimonianza del successo generalizzato del capitalismo, è penetrato in profondità nella vita personale degli individui. Poiché l’estensione del capitalismo alla famiglia e alla vita intima era antitetica a concezioni plurisecolari in materia di sacrificio, ospitalità, amicizia, legami familiari e così via, non è stato facile accettare apertamente che tutte queste norme venissero soppiantate dall’interesse personale. Questo disagio ha creato una vasta area in cui regna l’ipocrisia.

Così, alla fine, il successo materiale del capitalismo ha finito per essere associato a un mondo di mezze verità nella nostra vita privata.

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