Aiutare gli altri, anche solo ascoltandoli, aiuta anche noi

L’abbiamo sentito dire parecchie volte. Chi si dà da fare per aiutare gli altri, alla fine non può non riconoscere che questo impegno altruistico risulti una esperienza molto positiva, non tanto per l’altro, quanto per sé stesso.

In altre parole, anche se può sembrare “controintuitivo” chi aiuta gli altri si sente meglio e in questo modo aiuta anche se stesso. Potremmo chiamarlo il fattore “moltiplicatore” del dare. Se diamo, qualcosa riceveremo. Spesso molto di più di quanto abbiamo dato…

Eppure, una simile affermazione sembra scontrarsi con la realtà dei fatti. In una società egoistica e individualistica come la nostra. In situazioni difficili, come quelle che stiamo vivendo, spesso ci sentiamo svuotati. Facciamo fatica a tirare avanti, figurarsi se abbiamo intenzione di aiutare gli altri, anche solo per starli ad ascoltare… Ma, ripetiamolo, aiutare gli altri, anche solo ascoltandoli, aiuta anche noi.

Kristin Hendrix

Kristin Hendrix – che è stata nel corpo dei Marines e ora scrive per il blog “Leadership VITAE” – sostiene che quando ascolta una persona che ha dei problemi, è portata a immedesimarsi in essi, è costretta a confrontare le proprie esperienze, le proprie conoscenze, con situazioni nuove e ne ricava idee che non avrebbe mai preso in considerazione, prospettive originali che la aiutano anche nella vicenda personale che sta vivendo.

Insomma, è più facile vedere un problema stando all’esterno piuttosto che viverlo dal di dentro. Diventiamo più oggettivi, possiamo formulare giudizi più ragionati, meditati che poi possiamo applicare a noi stessi. Diventiamo più saggi. Aiutando gli altri con le parole, aiutiamo noi stessi.

Chiamatela empatia, se volete. E’ la capacità di calarsi nel mondo di un altro, condividere le sue preoccupazioni, i suoi drammi, non certo con la presunzione di saperne di più, di essere in grado di trovare la quadratura del cerchio ”emozionale” dell’altra persona. Ma solo con l’umiltà di offrire una mano, un supporto, una semplice vicinanza umana. Che si traduce in un sorriso, in uno sguardo di intesa, in una semplice stretta di mano.

Tutti abbiamo attraversato momenti difficili, dolorosi, terribili. Nessuno ne è esente. Quando riusciamo a condividere tali momenti, alleggerendo il carico emotivo dell’altro ne ricaviamo entrambi un’energia, un benessere maggiore. Se viviamo senza avere contatti con gli altri, gli altri possono apparirci una minaccia. Ma se riusciamo a creare un collegamento con loro, possiamo averne una ricompensa, spesso inattesa.

Come possiamo aiutare gli altri se anche noi in certi casi ci sentiamo così indifesi? Partiamo dall’idea che nessuno ha le risposte pronte per risolvere una situazione difficile. Forse, ci aiuta una certa esperienza, ma anche questa può non essere sufficiente.

L’idea è quella di riconoscere di essere una persona imperfetta. Ma proprio questa imperfezione può aiutarci ad avvicinare gli altri senza presunzione, a farci percepire più vicini, più simili, più umani.

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