Tra assenteismo e presenteismo. Prendersi le proprie responsabilità

Bisogna avere il coraggio di dire che chi non si prende la responsabilità del proprio lavoro in questi tempi è un incosciente. In una situazione complessa e difficile come quella che stiamo vivendo a causa della pandemia, riteniamo che qualsiasi lavoratore, a qualsiasi livello, non possa esimersi dal prendersi la responsabilità di quello che fa. Anche se la sua è una attività che può apparire meno strategica e importante di altre.

Eppure, notiamo come molti lavoratori, proprio a causa di questa situazione, finiscono per assumere comportamenti poco equilibrati, diventando succubi di sensazioni di insofferenza e disagio, che si manifestano con due reazioni contrarie, ma altrettanto pericolose.

Le sintetizziamo qui di seguito:

  1. Tendenza a defilarsi, disimpegnarsi, assumere atteggiamenti esageratamente ipocondriaci. In questi casi prevale il fatalismo, il disfattismo, l’impotenza che conduce ad abbandonare il lavoro, o a ridurre al minimo la partecipazione all’attività, anche senza valido motivo, arrivando al fenomeno ben noto dell’assenteismo.
  2. Continuare a lavorare ad oltranza come automi, anche in condizioni di sofferenza, spinti tra l’altro dal timore di perdere il proprio posto di lavoro, senza quasi riflettere su quello che si sta facendo. Il che porta all’abitudine di andare a lavorare anche in condizioni di malessere, o peggio di malattia, favorendo quello che viene definito presenteismo.

In entrambi i casi, probabilmente la colpa non è dei lavoratori. A parte i casi patologici o le deviazioni, già presenti anche nel passato, lo stress, causato da questi momenti pieni di incertezza a livello psicologico, economico e sanitario, gioca un ruolo importante nell’equilibrio del comportamento individuale.

Comunque sia, in entrambi i casi, l’incidenza negativa di tali comportamenti peggiora la qualità dei processi produttivi, perché inficia la normale capacità di concentrazione dei lavoratori e comporta conseguenze spesso gravi sulla stessa sicurezza del lavoro.

Perché i collaboratori non riescono a prendersi carico della propria responsabilità? Il motivo principale è che non sono sufficientemente motivati e sotto l’aspetto del coinvolgimento gioca un ruolo fondamentale il comportamento del management.

I manager devono aiutare le persone a crescere, piuttosto che soffocarle e imporre loro schemi precostituiti di comportamento, a favorire la loro autonomia, a creare una cultura in cui le persone siano spinte a fare sentendosi responsabili del compito loro affidato.

E una delle principali caratteristiche del manager deve essere quella di saper delegare correttamente (che significa, non affidare un compito a un collaboratore se non è stato formato adeguatamente, per poi rimproverarlo se non ottiene i risultati sperati!).

Evitare il micromanaging, cioè il controllo eccessivo sul lavoro dei collaboratori, verificandone ogni mossa, ogni passaggio, senza lasciare la necessaria autonomia. Se il collaboratore non percepisce di aver un certo margine di fiducia da parte del manager, difficilmente avrà il coraggio di assumersi la propria responsabilità.

Ridurre ove possibile procedure o regole aziendali troppo vincolanti. L’agilità organizzativa, la produttività, la motivazione e il coinvolgimento dei collaboratori nasce se si eliminano policy troppo stringenti che fanno perdere tempo e non introducono elementi di qualità nel lavoro, anzi limitano l’operatività delle persone, creando frustrazione e immobilismo.

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