Ti sei simpatico? L’autocompassione, in sostanza, sta tutta qui!

Il momento che stiamo attraversando è piuttosto complicato. Viviamo in una situazione di incertezza continua a cui la pandemia ha dato un contributo non indifferente. Oltretutto, ci accorgiamo che il mondo intorno a noi sta cambiando alla velocità della luce e non possiamo prevedere né controllare il futuro.

Come è possibile procedere per la nostra strada, continuare a vivere e lavorare senza portarci dietro una pesante carica di stress? Senza essere sopraffatti ed esausti in queste condizioni?

Evitare l’autocommiserazione

Si può, ma non bisogna cadere nell’autocommiserazione che è l’anticamera del vittimismo, cioè quell’atteggiamento di chi si arrende alle circostanze, che non vuole prendersi la responsabilità di quello che gli è accaduto né è capace di farsi un onesto esame di coscienza. Che trova tutte le scuse per evitare di sentirsi coinvolto, trasferendo agli altri e alle circostanze la colpa di eventuali fallimenti, assumendo posizioni di risentimento, negatività, pessimismo profondo che non portano a nulla.

Evitare il narcisismo

Dall’altra parte, occorre anche evitare atteggiamenti troppo orientati alla cultura della competitività, che ha caratterizzato in questi ultimi anni il comportamento delle persone e in particolare dei manager. Il desiderio di prevalere sugli altri competitor (interni ed esterni), di mettere in discussione le loro capacità, abilità, caratteristiche personali, di sentirsi speciali, favorisce lo svilupparsi del narcisismo. E il narcisismo può nascere da una esagerata autostima, un senso gonfiato di auto-importanza.

Tomas Chamorro-Premuzic

Se vogliamo migliorare la qualità dei nostri leader, dobbiamo smetterla di preferire persone troppo sicure di sé, carismatiche e persino narcisiste, e selezionare piuttosto persone con tratti come umiltà, integrità e competenza, senso di responsabilità”.

Lo sostiene Tomas Chamorro-Premuzic, che si occupa di scoprire i talenti nell’ambito della società Manpower Group.

Il passaggio da compiere, quindi, è quello di passare dalla coltivazione dell’autostima a quella dell’autocompassione. Vediamo la differenza tra questi due concetti:

L’autostima è il modo in cui valutiamo noi stessi rispetto agli altri, non solo in chiave positiva (può succedere che si sia portati a ritenere, spesso pregiudizialmente, gli altri migliori di noi). Questo procedimento si avvale di continui confronti e misurazioni esterne, il che significa che l’autostima dipende dagli standard comportamentali e dai valori degli altri.

L’autocompassione (che potremmo chiamare anche propensione alla simpatia verso sé stessi) è un modo coerente di relazionarsi con il proprio “io”, usando gentilezza e accettazione, allo stesso modo in cui si parlerebbe a un amico che discute con te dei suoi fallimenti, riconoscendo che è umano sbagliare ma che è altrettanto importante saper imparare dai propri errori, reagendo in modo da migliorare la propria visione della leadership e le proprie prestazioni.

Nutrire simpatia verso sé stessi

Vediamo quali sono i tre elementi critici dell’auto-compassione.

  1. Consapevolezza: essere in grado di cogliere la realtà per quella che è, accettare l’esperienza che si sta vivendo, nel bene e nel male, senza recriminazioni di sorta.
  2. Gentilezza amorevole: essere capaci di guardarsi dal di fuori, accettare le ferite, lenirle, ove possibile, trovando le interpretazioni giuste per passare attraverso il dolore fisico ed emotivo che si sta provando, usando la stessa amorevole condiscendenza che si userebbe per un amico che si trova nelle medesime condizioni.
  3. Azione: darsi da fare per procedere a un reale cambiamento che faccia leva sulle proprie capacità, sulla maggiore cura di sé stessi, su una crescita verso una visione più positiva della realtà, piuttosto che su un approccio critico o un confronto con altre esperienze.

Avere autocompassione o (che è lo stesso) provare simpatia verso sé stessi, secondo la ricercatrice Kristen Neff dell’Università del Texas, è utile perché:

  • Migliora la resilienza allo stress
  • Favorisce un più rapido recupero da esperienze dolorose
  • Rafforza emotivamente il carattere
  • Aumenta l’ottimismo e il benessere
  • Riduce le sensazioni di rabbia o impotenza
  • Rafforza nella convinzione e nel riconoscimento delle proprie capacità, senza finire nel narcisismo
  • Permette di rimanere calmi e concentrati nei periodi di incertezza e grandi cambiamenti.

Guardatevi allo specchio. Osservate bene chi vedete al di là del vetro. In fondo è una persona simpatica, non trovate?

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