I leader sanno riconoscere i loro punti deboli?

Conosci te stesso. Il concetto risale al IV secolo prima di Cristo e si trovava in un’iscrizione sopra una colonna del Tempio di Apollo a Delfi. Un luogo sacro dove l’oracolo del dio emetteva le sue profezie interpretate dalle sacerdotesse, le famose Pizie. Il fatto che questa iscrizione – un vero e proprio invito a riflettere su sé stessi e sul proprio destino – si trovasse lì è come se si fosse voluto dire: ascolta pure le profezie della divinità ma prima di tutto guardati dentro e cerca di capire come e perché agisci in un certo modo. Perché da questo esame interiore, soprattutto, dipenderà il tuo futuro.


Metacognizione o conoscenza autoriflessiva

Conoscere sé stessi in altri termini significa essere consapevoli di sé. In ambito psicologico questa caratteristica viene chiamata anche “metacognizione”, concetto di recente acquisizione e non ancora completamente approfondito e metabolizzato, ma che in sostanza significa avere un controllo cosciente dei propri processi cognitivi: comprensione, attenzione, percezione, memorizzazione, comunicazione, decisione, ecc. Chiamato anche conoscenza “autoriflessiva”.

Il neuro scienziato cognitivo Stephen M. Fleming su questo affascinante tema ha scritto un libro intitolato “Know Thyself: The Science of Self-Awareness” (Conosci te stesso: la scienza dell’autocoscienza) appena uscito negli USA e non ancora tradotto in italiano. In questo lavoro analizza il processo metacognitivo che è lo strumento più importante di cui disponiamo per comprendere la nostra mente. Consiste in un potere straordinario che si manifesta nella consapevolezza di sé e che né gli animali né le più sofisticate intelligenze artificiali (almeno per ora) possiedono. E che, sintetizzando molto, si concretizza nel fatto che l’uomo riesce a “sapere quello che non sa”. Se lo si usa con correttezza, oltre a scoprire i limiti delle proprie conoscenze, è possibile migliorare le proprie prestazioni e prendere decisioni migliori.
Come è difficile conoscere sé stessi!

Stephen M. Fleming, che è ricercatore presso il Wellcome Center for Human Neuroimaging, sostiene che la “metacognizione” è la capacità della nostra mente di riuscire a pensare il pensiero stesso che produce e si basa su due processi, uno per lo più inconscio che rileva ciò che è incerto e sconosciuto e l’altro che è di solito cosciente e monitora il nostro stato e le nostre azioni volontarie. (Troverete anche una sua recentissima intervista sul “Financial Times”)

Anche se il nostro cervello è predisposto per questa funzione, ci riesce difficile essere consapevoli di noi stessi. Benjamin Franklin sosteneva che “ci sono tre cose estremamente difficili da maneggiare: l’acciaio, il diamante e la conoscenza di sé stessi”. Oltretutto, come sostiene Daniel Kahneman, “la convinzione che ciò che accade nel mondo abbia sempre un senso è dovuta all’incapacità che l’uomo ha di rendersi conto della sua grande ignoranza”.

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