Conflitti tra i leader e i collaboratori: da dove vengono?

Quando si parla di autorità e controllo nella vita organizzativa e di conflitti tra il leader e i collaboratori nelle aziende, bisogna considerare che spesso non si tratta solo di differenze dovute alla comunicazione o agli stili di gestione, o più semplicemente a disaccordi decisionali.

Secondo alcuni studiosi, alla base di tali conflitti spesso ci sono problemi psicologici latenti come, ad esempio, una scorretta gestione dell’ansia e una mancanza di empatia. Per comprendere meglio queste tensioni siamo costretti a tornare alle origini delle stesse, cioè cercare di capire come nasce il rapporto di una persona (dipendente) con l’autorità e, dall’altra parte, come si sviluppa il bisogno di controllo da parte del leader.

Rapporto con l’autorità

Un aiuto in questo senso ce lo fornisce il termine “transfert”, usato da Sigmund Freud, che non descrive soltanto i sentimenti del paziente quando entra in relazione affettiva con l’analista ma può verificarsi in tutti gli ambiti della vita e in tutte le relazioni con le figure di autorità. Interessante è la descrizione di “transfert” elaborata da Ernest Becker, filosofo e psicologo, che lo definisce come “un addomesticamento del terrore”, che risale all’infanzia ma che replichiamo, volontariamente o meno, anche da adulti. Vediamo cosa intende.

Genitori e maestri, quando siamo bambini, ci appaiono come figure importanti che hanno il potere di dominare il caos e creare ordine e sicurezza. Crescendo il nostro rapporto con l’autorità si evolve ma, anche in età adulta, siamo portati a trasferire il nostro attaccamento ad altre figure che in qualche modo promettono di alleviare le nostre ansie, come i manager che per il loro ruolo si propongono (o dovrebbero farlo) come baluardi contro le minacce esterne in ambito lavorativo.

Le persone che hanno problemi di autorità sono attratte dai leader efficaci e hanno la tendenza a idealizzarli eccessivamente o, per contrasto, a competere con loro. In altri termini, esitano a rivendicare una propria responsabilità personale e manifestano il desiderio inconscio di avere qualcuno che si accolli anche la propria responsabilità. Quindi, i dipendenti che hanno problemi di autorità sono ansiosi, anche se possono apparire contestatori nei confronti del potere che subiscono.

La loro ansia nasce dal fatto che non sono sicuri di essere in grado di rispondere alle esigenze di ordine e sicurezza dettate dall’alto, sono in soggezione rispetto al leader, timorosi di fallire, e si bloccano, quando non si sentono liberi di agire.

Fare affidamento su un leader può facilmente provocare sentimenti di ambivalenza, come ha osservato Becker: “L’oggetto transferale diventa il fulcro del problema della propria libertà perché allo stesso tempo si è compulsivamente dipendenti da esso”. Nella maggior parte dei casi tali sentimenti sono gestibili, quando diventano attriti occasionali, ma in alcuni casi il dipendente sperimenta risentimento persistente e resistenza riflessiva, cioè si trova ad affrontare veri e propri “problemi di autorità”.

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