Il narcisismo delle piccole differenze

Uno dei problemi che assilla di più la nostra società è la disuguaglianza. In particolare, quella economica. I sociologi continuano a battere su questo tasto. E le statistiche sembrano dar loro ragione. Viceversa, la disuguaglianza è un fenomeno difficile da verificare direttamente.

E’ vero, nelle nostre città incontriamo sempre più spesso clochard o gente che chiede l’elemosina o fa la fila alla mensa della Caritas. Ma, in genere, anche a uno sguardo meno distratto, risulta difficile notare queste grandi differenze tra le persone. Il fatto è abbastanza spiegabile.

I ricchi veri, in fondo, sono sempre meno e, in genere, piuttosto attenti a mimetizzarsi. Frequentano luoghi e ambienti esclusivi e riservati. Potrà capitare di rado di vederli uscire dai garage privati di qualche palazzo signorile del centro a bordo delle loro limousine con autista in divisa. Escono di sera, come animali notturni. Si immettono silenziosi e invisibili nel traffico. Per poi imboscarsi in qualche residenza o villa padronale, dove frequenteranno persone del loro censo. I ricchi veri, ad esclusione dei parvenu più beceri, hanno capito che ormai non ha senso (e può anche essere pericoloso) suscitare l’invidia dei poveri. L’invidia più efficace da coltivare e con la massima malignità è quella nei confronti dei propri simili. Lì si può trovare indubbiamente la massima soddisfazione. Il sentimento che li spinge a comportarsi così è quello che Freud ha definito “il narcisismo delle piccole differenze”, il gusto di avere qualcosa, anche di banale, in più dei propri pari per distinguersi e potersene vantare. E questo sentimento si ritrova – ceteris paribus – in ogni classe sociale.

Ma l’invidia che in genere dovrebbe funzionare esclusivamente “bottom up”, per così dire, cioè dal più povero nei confronti del più ricco, in questa forma più ridotta, funziona anche “top down”. Vale a dire che anche il più ricco può invidiare il più povero per qualcosa, in genere piccolezze, cose insignificanti, che questi possiede e che, secondo certe logiche discriminatorie, non dovrebbe nemmeno permettersi di avere. Gli esperti hanno dato anche un nome a questo fenomeno: lo chiamano “aporofobia” (vedasi nostro articolo).

Queste invidie incrociate, di livello tutto sommato piuttosto gretto e meschino, serpeggiano frequentemente nella nostra società e, secondo alcuni (si veda l’ultimo libro di Tom Nichols in uscita per LUISS “Il nemico dentro”), fanno perdere di vista le differenze più gravi, disinnescando sul nascere, ammesso che sia possibile, qualsiasi conflitto di classe. Quindi, sempre secondo Nichols, alla base di tutto c’è il narcisismo: Quando le persone hanno un senso esagerato della propria importanza, smettono di vedere gli altri esseri umani come persone simili a loro”. E quando ciò accade, si dà la stura facilmente a sentimenti come rabbia e risentimento.

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