Gli introversi in un mondo di gente che continua a blaterare. Introversione non è timidezza

Susan Cain

Susan Cain ha studiato a fondo il comportamento degli introversi e sul tema ha realizzato nel 2010 il libro “Quiet Power: The Power of Introverts in a World that Can’t Stop Talking” (il potere degli introversi in un mondo che non riesce a smettere di parlare) più volte ripubblicato e che ha avuto un notevole successo. In una recente intervista, l’autrice ha approfondito altri temi che riguardano queste persone in ambito lavorativo.

Viviamo in un mondo che apprezza le persone estroverse che sanno affrontare la gente, a loro agio in qualsiasi circostanza, brillanti e sempre al centro dell’attenzione. Eppure, in certi casi, i tipi tranquilli, che non amano troppo esporsi, sono proprio quelli che possono cambiare il mondo.

Gli introversi non sono timidi. La timidezza è la paura del giudizio negativo delle persone, che porta ad un disagio di fondo e a un senso di inadeguatezza, mentre l’introversione è semplicemente l’esigenza di avere più tempo per capire e selezionare gli stimoli ai quali si è esposti. A una analisi superficiale timidezza e introversione possono apparire atteggiamenti simili ma la differenza è sostanziale.

Come la società vede gli introversi

La nostra società ammira le persone sicure di sé, un po’ sfrontate, che sanno “mettersi in gioco”, con la battuta pronta, a loro agio sotto i riflettori. Diamo un valore importante all’individualità come mezzo per emergere dalla “massa” e avere successo. E le scuole, le istituzioni di qualsiasi tipo sembrano progettate per persone che possiedono tali caratteristiche. In questo quadro generale, gli introversi vengono considerati persone di livello inferiore, magari con grandi qualità e talenti ma incapaci di sfruttarli.

Secondo alcune ricerche, le persone che possono definirsi introverse rappresenterebbero più di un terzo della popolazione e quindi una minoranza. Come tutte le minoranze, chi in qualche modo sente di appartenervi crede che vi sia qualcosa di sbagliato in sé stesso e, in certi casi, fa finta di apparire estroverso.

Ma ogni volta che qualcuno prova a passare per qualcosa che non è, perde una parte di sé lungo la strada, e rinuncia a caratteristiche importanti che potevano differenziarlo dalla “massa”. Eppure, capita che gli introversi, a causa dell’educazione ricevuta, imparino (o siano costretti ad imparare) fin da piccoli a comportarsi come finti estroversi. Il che è un grosso guaio. E’ come se di proposito rinunciassimo alle caratteristiche di una buona fetta della popolazione con il gusto, un po’ sadico, di volerla omologare alla maggioranza.

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