Favorire l’impegno emotivo dei collaboratori

Quasi tutti i manager di azienda sanno quanto sia importante coinvolgere emotivamente i propri collaboratori, ma non sono molti coloro che cercano di affrontare il tema dell’emotività in modo serio e organizzato.

Il motivo è semplice: i manager ritengono – e non hanno tutti i torti – che sia difficile conoscere quello che provano le persone e soprattutto gestire le emozioni a livello globale, quando si tratta di interpretare i messaggi di persone diverse, ognuna con le proprie sensibilità e idee.

D’altra parte, è altrettanto vero che i dipendenti hanno bisogno di qualcosa di più di una direzione strategica e di incentivi. Per stimolare il loro impegno concreto devono essere entusiasti del lavoro che svolgono e ispirati a partecipare. Se il lavoro si traduce solo in routine e abitudine, significa che le emozioni non trovano cittadinanza e in particolare che chi lavora non riesce a vedere le connessioni tra la propria attività e lo scopo più ampio dell’impresa.

Jon R. Katzenbach

Jon R. Katzenbach, fondatore del Katzenbach Center di PwC (che studia la cultura e la leadership organizzativa), è convinto che molti leader e manager aziendali non abbiano colpa di questo atteggiamento anche perché, per motivi legati alla loro formazione, sono quasi obbligati ad essere razionali e potrebbero avere un “punto cieco” quando devono valutare come le persone reagiranno emotivamente soprattutto di fronte a dei cambiamenti.

La domanda allora è: è possibile per qualsiasi leader, non importa quanto sia cerebrale nel proprio temperamento, promuovere emozioni positive a livello dell’intera sua organizzazione? Riesce a comprendere cosa entusiasma e motiva i suoi dipendenti?

E la domanda più banale ma più strategica di tutte: perché, oltre al fatto che prendono uno stipendio, continuano a venire a lavorare?

È assai probabile che molti di loro credano in ciò che rappresenta l’azienda, si identifichino con la sua missione e siano orgogliosi di farne parte. Se questo è vero – e qualche volta purtroppo non lo è nemmeno per i manager – bisogna, però, che queste emozioni emergano alla superficie, non solo in alcuni casi isolati, e soprattutto che possano confluire in maniera persuasiva verso tutti i collaboratori.

Questi ultimi devono, in altri termini, sentirsi partecipi di una storia seria e motivata che li convinca del valore del contributo che l’azienda per la quale lavorano sta offrendo alla società. Non frasi fatte o slogan, ma un significato profondo che diventi il potente punto di partenza e di riferimento costante per qualsiasi tipo di coinvolgimento emotivo. Questo è il collante più efficace nei confronti di chi li guida.

Bisogna anche riconoscere che la paura, l’ansia e la stanchezza possano aumentare quando le persone non si sentono coinvolte. Persino quando le persone sono disposte a cambiare, se non hanno un riferimento forte, rischiano di indebolire la loro energia. Questo è il motivo per cui molte aziende includono per i loro collaboratori programmi di flessibilità e benessere come parte delle loro trasformazioni a lungo termine. Ma non basta, se i manager non sono i primi a voler essere coinvolti in questa azione.

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