“Effetto Spotlight” (temere di essere sotto i riflettori) e invisibilità

…Il sospetto che tuttora mi affligge (è quello) di essere un individuo maldestro, manchevole e ridicolo. Rimestando nel calderone della memoria, stento a trovare una sola circostanza in cui, entrando in un luogo pubblico, io non abbia avvertito gli occhi degli astanti volgersi a me smaniosi di deridermi o, ancor peggio, di giudicarmi. E non perché avessi ricevuto spesso quel genere di trattamento ma perché, date le numerose disfunzioni e una proverbiale arrendevolezza, mi ero convinto di meritarlo. Ancora oggi che i peli bianchi hanno divorato la barba rossiccia e l’orgoglio virile si è di colpo attenuato, se per strada sento qualcuno ridere non ho dubbi su quale sia lo spassoso oggetto d’ilarità.

Questa è una citazione dal libro di Alessandro PipernoDi chi è la colpa?

Che brutto soffrire di SAD!

Quali sono le persone che soffrono di SAD, cioè disturbi di ansia sociale? Sono quelle che hanno difficoltà a rapportarsi con gli altri e hanno paura di venire giudicati in ogni circostanza e, quindi, si sentono costantemente sotto i riflettori. Questa sensazione, conosciuta e studiata a lungo, si chiama proprio “effetto spotlight”. E “spotlight” significa riflettore.

Questo vuol dire che chi soffre di questa patologia è un egocentrico? Che crede che tutto il mondo giri intorno a lei o a lui? Non è detto. Anzi in certi casi è vero proprio il contrario.

Qual è allora il desiderio più importante di queste persone? Per assurdo, poter essere invisibili! E per realizzare questa esigenza, che per loro è fondamentale, mettono in atto alcune azioni e cioè: evitano il più possibile le situazioni nelle quali siano costrette ad affrontare le persone. Non parlano per non attirare l’attenzione su di loro. Guardano in basso in modo da non stabilire alcun contatto visivo, ecc.

Fanno come gli struzzi: nascondono la testa sotto la sabbia e pensano che nessuno le noti. E il fatto grave è che è proprio così.

Quali guadagni otterrebbero queste persone se davvero potessero rendersi invisibili? Per prima cosa, nessuno saprebbe che esistono. Non avrebbero l’obbligo o l’opportunità di fare amicizia o di avere qualsiasi tipo di relazione. Le loro opinioni non le ascolterebbe nessuno. I loro bisogni, i loro desideri verrebbero completamente ignorati. Ma è proprio questo quello che vogliono?

Probabilmente chi soffre di SAD, per quanto sembri contradditorio, lo vorrebbe davvero. Ma qual è il motivo di tale atteggiamento? Non sempre è dovuto al fatto che queste persone siano state traumatizzate in passato da esperienze negative avute nel loro rapporto con gli altri. Anche se non bisogna mai sottovalutare questo aspetto. Sono però certamente condizionate da una paura preventiva che le fa chiudere in se stesse, quasi a riccio, obbligandole a evitare, nel limite del possibile, qualsiasi contatto sociale.

Che tipo di paura provano queste persone?

Una ricerca ha evidenziato che chi soffre dell’“effetto spotlight” spesso è perché si è costruito l’idea sbagliata che il suo aspetto esteriore, ma persino ciò che prova nel suo intimo, possano risultare visibili all’esterno, cioè che gli altri li possano vedere, riuscendo così a mettere a nudo i propri difetti, le proprie imperfezioni, rischiando di diventare oggetto di critica o, peggio ancora, di derisione.

In altri termini, temono l’ostracismo sociale, cioè l’esclusione dalla società e per questo motivo si autoescludono preventivamente per evitare di soffrire. Ricorrono a una specie di “auto-ostracismo”.

E’ vero che per evitare possibili conseguenze negative nel rapporto con gli altri si può vivere anche scegliendo di stare soli, preferendo l’isolamento affettivo, l’autoemarginazione, pensando di non aver bisogno di nessuno. Ma, nella maggioranza dei casi, questo non è mai del tutto vero e, soprattutto, è raro che si tratti di una libera scelta compiuta da parte di chi vi ricorre. E se non è una libera scelta di cosa si può trattare se non di una reazione emotiva, spesso patologica, che finisce per condizionare, isolare e segregare una vita intera? Per fortuna, però, questa patologia può e deve essere controllata.

L’esperimento virtuale

Alcuni studiosi hanno svolto una ricerca utilizzando la realtà virtuale, per testare l’effetto che potrebbe avere sulle persone che soffrono di ansia sociale la possibilità di essere in grado di percepire il proprio corpo come invisibile e in tal modo riuscire a superare gradualmente le proprie ansie e paure.

Non sappiamo come l’esperimento sia fattibile in realtà, ma da queste ricerche sono comunque emerse alcune considerazioni, forse ovvie ma sulle quali merita riflettere. Le risposte socialmente ansiose che si hanno quando si sta di fronte a un certo numero di persone si riducono drasticamente quando il partecipante percepisce il proprio corpo come invisibile. La persona è decisamente meno agitata, non trema, non soffre crisi di panico.

Che cosa significa? Che il punto cruciale non è tanto la presenza di persone in quel momento davanti a noi che causa angoscia, ma il pensiero che esse ci stiano guardando e valutando, anche se in realtà non lo stanno facendo affatto.

Insomma, riassumendo, le persone che soffrono di SAD tendono a sperimentare l’“effetto spotlight”, proprio perché pensano che tutti gli occhi siano puntati su di loro, anche quando non lo sono.

Cosa fare per superare l’“effetto spotlight”?

Quando questo comportamento diventa una vera e propria patologia è meglio ricorrere ad un medico, specializzato in problemi psicologici di ansia sociale, in grado di aiutare a superare e correggere certi schemi di pensiero negativi o sentimenti di paura, impotenza, dubbio, anche talora avvalendosi di farmaci (antidepressivi).

Quando questi fenomeni sono meno gravi, esistono sistemi che ognuno può utilizzare al fine di superare la paura di essere al centro dell’attenzione, prima di tutto cercando di demolire alla base l’idea che gli altri stiano tutto il tempo a notare e valutare quello che si sta facendo, perché in realtà non è affatto così.

Esperimenti e prove comportamentali reali

Considerato che l’esperimento di realtà virtuale che ci fa credere di essere invisibili ancora non è attuabile, si può ricorrere ad altri sistemi, più efficaci e da provare subito.

Quando una persona è di fronte agli altri, l’impressione più negativa è che si trovi in una posizione di inferiorità, di passività, e quindi in balia dell’altrui giudizio o valutazione. Come liberarsi da tale impressione? Facendo in modo che la persona diventi attiva e, quindi, in grado di capovolgere di proposito la situazione, creandosi l’opportunità di controllare e verificare lui e lei stessa quanto le altre persone notano quello che sta facendo.

E’ la terapia definita “dell’esposizione”, cioè una tecnica psicologica attraverso la quale la persona si espone coscientemente alla situazione che le crea ansia e sperimenta le emozioni provate, i suoi comportamenti e quelli altrui, fino a trovare soluzioni più adeguate e meno ansiogene per affrontare il problema.

Chi soffre di “effetto spotlight”, ad esempio, può effettuare degli esperimenti comportamentali per verificare esattamente quanto e come le altre persone notano quello che sta facendo, magari mettendo in atto un comportamento di proposito sciocco, inadeguato o imbarazzante (ad esempio, far finta di inciampare, ecc.).

Si tratta di affrontare queste paure gradualmente e abituarsi a reagire opportunamente in situazioni che causano ansia. In genere, questa terapia viene praticata da un esperto ma in certi casi può essere eseguita autonomamente come un vero e proprio esercizio di auto-aiuto.

Quanto sia importante (e liberatorio) esporre i propri limiti o i propri difetti in pubblico è stato ripreso anche da un precedente nostro articolo che ha avuto numerosissimi accessi.

2 risposte a "“Effetto Spotlight” (temere di essere sotto i riflettori) e invisibilità"

  1. Marika aprile 19, 2022 / 11:43 am

    Per assurdo persone che soffrono di questo “effetto” vogliono e talvolta pretendono di condizionare gli altri.

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    • Ugo Perugini aprile 19, 2022 / 11:50 am

      Riconosco che la sua osservazione ha molti elementi di verità. Grazie del contributo!

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